Importanza delle relazioni affettive genitori-figli, parla la dott.ssa Mariolina Migliarese – parte 1

Vogliamo oggi parlarvi delle relazioni affettive per il bambino, argomento a cui tutti i genitori sono particolarmente interessati : “Come faccio a far capire a mio figlio che gli voglio bene, dicendogli no? Se gli nego qualcosa penserà che non gli voglio bene? Gli dimostro il bene nelle piccole e nelle grandi cose?”

Trattiamo l’argomento, interessante ma “spinoso, utilizzando le parole della dott.ssa Mariolina Migliarese, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e autrice di “La Famiglia imperfette” e “La coppia imperfetta”, durante un incontro sul tema delle relazioni affettive genitori-figli. Sono state raccolte in un abstract e ve le proponiamo in due puntate.

Buona lettura!

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“L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE PER LA CRESCITA ARMONIOSA DEL BAMBINO”

Dott.ssa Mariolina Migliarese

Milano, 24 marzo 2007

Essendo stati figli, tutti abbiamo le risorse per essere genitori. La famiglia è un modello imperfetto, non esistono genitori perfetti, così come non esistono ricette.

Riflettiamo su cosa avviene quando arriva il primo figlio.

Funzionare in coppia è difficile in quanto esiste una difficoltà specifica di lavorare insieme.

La specificità maschile e femminile è molto diversa. Anche se culturalmente queste differenze tendono ad essere azzerate, è indubbio che ogni bambino abbia bisogno di un padre e di una madre.

La modalità di essere papà e mamma, moglie e marito, i tempi dell’uno e dell’altra, il senso dell’ordine per l’uno e per l’altra sono diversi. E tali diversità si vedono tantissimo e soprattutto negli aspetti della quotidianità.

Ogni famiglia costituisce un mondo con dei codici tutti suoi. La famiglia che si forma è un mix delle due famiglie di provenienza diverse. Siccome si parte da due modelli diversi si rischia di andare avanti dicendo: “a casa mia si faceva così…” ecc.

Oggigiorno, l’età di crisi di relazione di coppia è anticipata, prima era dopo 7 anni di vita coniugale, adesso avviene con l’arrivo del primo bambino. Perché succede questo?

Quando due persone fanno famiglia pensano che volersi bene sia sufficiente, ma ogni storia affettiva lunga tra uomo e donna comporta molte crisi, molte fasi inevitabilmente critiche.

Le crisi sono fisiologiche e non patologiche. Si tratta di fisiologia di relazione l’entrare in crisi, e i motivi sono i seguenti: ogni nucleo familiare di provenienza è diverso, pertanto creare un nuovo nucleo è una grande sfida per creare un modello NUOVO, non una riedizione del proprio modello. Ad esempio, conviene chiedersi:

l’ordine per me (donna) è…/l’ordine per lui è…

Allora qual è il livello d’ordine tollerabile per entrambi? Qual è il ruolo nella quotidianità (dentifricio, scarpe, ecc.) dell’uno e dell’altra?

Il modello è differente e non c’è un modello giusto o uno sbagliato.

Un tempo erano più chiari i ruoli all’interno della relazione coniugale, era ben definito cosa faceva la donna e quali erano i compiti dell’uomo rispetto a quanto non sia oggi.

Ora infatti si arriva alla vita coniugale ad un livello più paritario, con percorsi di studio e livelli di carriera simili e così via, ma con la nascita del figlio entrano in gioco nuove e diverse variabili: la madre si coinvolge in maniera differente.

Con la nascita di un figlio, entra in scena oltre al codice donna-moglie e uomo-marito, l’altro codice di essere padre e madre. Come è stata mia madre con me, come è stato mio padre con me, com’era mia madre, pertanto, come dovrebbe essere mia moglie e viceversa.

Quando arriva il primo figlio, la donna non è pronta al fatto che verrà coinvolta in maniera emotiva tale che questo evento modificherà completamente la sua vita. Una donna che ha avuto un figlio non è la stessa donna di prima. Il cambio per una donna è ontologico, quasi genetico, non organizzativo. Si tratta di un cambiamento così profondo che lascia la donna divisa tra il suo bambino e il lavoro.

L’uomo ha un codice di paternità diverso, una volta che ha sistemato il figlio, poi lui sta sereno. Per l’uomo diventare padre porta con sé delle variabili migliorative.

Per la donna invece vi sono coinvolgimenti e implicazioni emotive totalizzanti: anche la gravidanza stessa, anche se vissuta il più serenamente possibile, può portare comunque a crisi e a mettersi in discussione in quanto coinvolge totalmente l’essere donna, la sua fisicità.

L’uomo secondo il proprio codice operativo trova soluzioni organizzative, mentre la donna deve trovare un proprio equilibrio esistenziale dopo la gravidanza. Il compito migliore del marito è tollerare questo momento di crisi esistenziale che lacera la donna “non posso sopportare che tu non abbia questo problema, mentre io mi sento sempre in torto”. Quando il figlio è piccolo la mamma è nel pieno di questa difficoltà intrapsichica che viene trasformata in una intra- relazione. Pertanto la donna diventa scontenta, polemica e arrabbiata col marito, con l’educatrice ecc., poiché pensa di scaricare il problema arrabbiandosi con il contesto. Il papà deve pazientare affinché la donna ritrovi il suo equilibrio, perché tale crisi è fisiologica.

Queste crisi si ripropongono al secondo figlio, come anche durante l’adolescenza, nel distacco dai figli, nell’invecchiamento.

Le famiglie si rompono per motivi che non sono patologici, ma fisiologici. Il conflitto è segno di normalità dentro la relazione. Il modello della famiglia felice stile “Mulino Bianco”, che è il modello dell’innamoramento, non è il vero amore, che consiste nella complicità, nel superarsi ecc. L’innamoramento accende il motore, ma poi ci vuole la benzina. Purtroppo il mondo pubblicitario da modelli falsi e perfetti, che non corrispondono alla realtà. E’ reale, invece l’insoddisfazione sessuale, l’impotenza, l’adattamento e non c’è nulla di patologico. Ci sono troppe aspettative e si confonde la patologia con la fisiologia. La sofferenza ed il disagio sono visti come patologici.

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