Importanza delle relazioni affettive genitore-figlio, parla la dott.ssa Mariolina Migliarese – parte 2

La seconda parte dell’abstract dell’intervento della dott.ssa Migliarese, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e autrice di “La Famiglia imperfette” e “La coppia imperfetta”, che tratta il tema delle relazioni affettive genitore-figlio. Trovate QUI la prima parte.

Buona lettura!

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“L’IMPORTANZA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE PER LA CRESCITA ARMONIOSA DEL BAMBINO”

Dott.ssa Mariolina Migliarese

Milano, 24 marzo 2007

L’iper-protezione

Nei confronti dei figli c’è uno stile di iper protezione, per farlo sentire sicuro, pensando che sia questo a produrre il benessere del figlio. Ma non è così.

Per crescere abbiamo bisogno di due voci interne:

  1. “tu hai valore perché esisti, sei la cosa più bella che abbia” (codice materno)
  2. “devi dimostrarmi il tuo valore, saprai quanto vali se mi dimostri queste cose” (codice paterno)

Il codice istintivo materno fa scattare un’oblatività nei confronti del figlio, un codice di cura, protezione che però ha dei limiti perché l’estrema cura può soffocare. La donna si colpevolizza se il bambino si ammala, perché pensa di non averlo curato abbastanza. Il codice materno è di accoglienza “m’illumino perché ti vedo”. Questo codice porta a creare bambini onnipotenti, perché se la mamma lo iper-gratifica per ogni cosa il bimbo sarà sempre un insicuro.

La sicurezza di sé nasce dall’esperienza delle difficoltà superate, su piani di realtà.

Nel concreto per esempio, se il bimbo fa un disegno, la mamma si esalta, mentre il papà dice: “cosa hai disegnato? Dove sono gli occhi e la bocca?”

Questi due codici non possono essere separati perché nessuno sa di essere sicuro se non si misura sulla cose che fa.

Nella logica dell’iper protezione non c’è mai il misurarsi con la situazione perché si tolgono le difficoltà.

Se non ci si misura con le difficoltà non si può sapere il proprio valore.

La fiducia in sé nasce dal confronto con la difficoltà.

L’iper protezione per alleviare la sofferenza non fa crescere in sicurezza, ma in insicurezza perché è il fatto di superare l’ostacolo che rafforza  e stimola il bambino.

Il compito della mamma è dire “papà ha ragione, provaci, vedrai che ce la puoi fare”.

La paura della gelosia dei figli è legata all’iper protezione. Ma il passaggio difficile della gelosia è fisiologica e superarla rafforza. E’ errato pensare che la gelosia sia una sofferenza troppo grande da sopportare.

Per la donna il paradosso è mettere al mondo una creatura che è parte di sé, ma deve portare il figlio ad allontanarsi da sé, a renderlo autonomo.

Il codice protettivo della mamma è utile, ma se esercitato in modo eccessivo può soffocare.

A volte può accadere che siano le mamme che impediscono ai figli di stare coi papà.

E’ vero che le mamme capiscono “da pancia a pancia” i figli ed in questo possono aiutare i papà a capire i figli giocando con la complicità, rimandando il figlio dal padre, ma anticipando il papà, poiché la madre ha sempre il ruolo di mediazione.

I genitori sono spesso concentrati a risolvere le battaglie quotidiane, ma nell’educazione oltre al fatto di “tirar fuori” (educere) occorre indicare una direzione poiché solo così i figli possono esercitare maggiormente la libertà.

Il compito educativo fa anche crescere molto noi: siamo noi genitori che ci dobbiamo chiedere cosa pensiamo del lavoro, cosa pensiamo dei valori, cosa pensiamo della religione, ecc. Il timone educativo è dei genitori e non dei nonni.

I nonni hanno una dimensione più giocosa coi nipoti poiché non sentono la responsabilità come i genitori. Se una donna non ha superato la relazione con la propria madre, affidare a lei suo figlio può essere occasione per rinfacciare di non essere una buona madre.

La relazione famigliare ha dei valori soggettivi che constano nel benessere dello stare con le persone che amiamo, poi ci sono dei valori oggettivi che sono i figli.

Una volta la famiglia era normativa, adesso è diventata affettiva, quindi i genitori cercano di minimizzare il conflitto per mantenere l’armonia. Essi vogliono solo che il bimbo approvi il genitore perché non vuole alterare la relazione affettiva, cosa che non è un buon criterio.

Il vero criterio è indicare al bambino il meglio per lui.

Ad un bimbo di 3 anni fa meglio sentire un “no, perché ho detto di no”, “le patatine no”, senza tanti perché, dato che non possiamo convincere un bimbo ad una rinuncia. Le troppe spiegazioni non servono, devono imparare che è NO.

I ragazzi di oggi non sanno più cosa fare per trasgredire poiché ormai il genitore permette tutto e si mette alla pari. Questa impossibilità di differenziarsi rende insicuri e pertanto porta a quelle manifestazioni di bullismo, o violenza gratuita come trasgressione.

Ci sono adulti che non sanno fare gli adulti. L’adulto deve far capire la realtà sminuzzandola, in quanto i bambini non capiscono i concetti astratti.

Idee in pillole:

–        Il bambino ha bisogno di fidarsi del legame tra padre e madre. Ogni genitore ha le risorse educative per il proprio figlio. Non serve allarmarsi per ogni cosa, il percorso di crescita ammette qualche regressione.

–        Un bimbo è sano quando le funzioni vitali sono conservate: mangia, dorme e gioca.

–        I segnali di disagio importanti che può dare il bambino, e che possono manifestarsi anche un mese dopo sono: Non mangiare, non dormire e diarrea. Questi sono i malesseri che dimostrano i bambini che non sopportano il distacco. (nel caso di inserimento al nido)

–        La normalità porta alla flessibilità, (le cose flessibili si rompono meno), quando c’è un litigio poi c’è una riparazione.

–        I bambini piccoli non possono essere strattonati al nido. E’ meglio svegliarli prima, ma fare insieme le cose, il bambino ha il senso dei RITMI, e non ha il senso del tempo, il bambino ha bisogno di fare sempre le stesse cose, delle routines, non sente la differenza di 30 minuti. Il bambino se si sveglia mezz’ora prima non sente la stanchezza, ma ha bisogno di fare la colazione con calma prima di essere portato al nido.

–        Il bambino non ha la percezione dei tempi o della gravità delle situazioni, ma le legge dallo sguardo dell’altro, dalla reazione dell’adulto. Il bambino si spaventa se sente lo spavento dell’adulto. Ride se sente ridere l’adulto. Ripete una cosa in base alla reazione dell’altro. Per questo le esagerazioni sono errate, i genitori devono sdrammatizzare.

–        Le fantasie nei bimbi sono normali, anzi lui confonde la realtà con la fantasia e dice cose non vere non perché è bugiardo, ma perché si diverte a vedere la reazione degli adulti.

–        Il bimbo ha bisogno di essere ascoltato.

–        Il bambino ha un pensiero egocentrico e parla solo se è interessato delle cose che sperimenta.

–        Il sesso non gli interessa perché non lo sperimenta. La fantasia è normale, ma il bimbo sa che è tutto immaginario, per questo non bisogna spaventarsi.

–        Il cibo nel bambino è legato alla funzione relazionale, (la mamma si sente in colpa se il bimbo non mangia).

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