Scorcio di un’estate ingovernabile e forse ineducata?

Un interessante articolo di Goldoni Luca, giornalista del Corriere della Sera, uscito il 20 agosto.
Ve lo proponiamo nel caso ve lo foste fatti scappare!

Buona lettura!

SAPORE DI MARE LA MUTAZIONE GENETICA DEI PIÙ PICCOLI E IL NUOVO STILE DELLE MAMME: TUTTO È POSSIBILE E PERMESSO. È LA RESA FINALE ALLE CATTIVE MANIERE

Genitori e bambini, l’estate travolgente degli ingovernabili da spiaggia

Gli scienziati non ci hanno ancora illustrato la mutazione genetica avvenuta nelle corde vocali dei bimbi. Li abbiamo sempre uditi vagire, piangere, singhiozzare, piagnucolare, frignare, urlare. Ma da un po’ di tempo ci fanno sussultare con strilli laceranti, prossimi agli ultrasuoni, un mix di gesso sulla lavagna e tram che stride in curva: radioinfanzia li ha edotti che con questi strilli perentori come fischi dell’arbitro che sanziona un cartellino rosso, si ottiene udienza immediata.

L’estate è il test per eccellenza del livello pedagogico nazionale. Nelle altre stagioni i piccoli si disperdono nei condomini, cortili, giardinetti spelacchiati. D’estate ce li troviamo improvvisamente appiccicati nell’ombrellone di fianco, nella camera di sopra, in sala da pranzo: inevitabile un giudizio sullo standard di educazione. Soccombiamo a questa invasione soprattutto da quando gli alberghi, per contrastare la crisi del turismo, offrono soggiorni gratis, dai neonati agli adolescenti. Si moltiplicano le coppie con due figlioletti per mano e un terzo imminente, ancora chiuso in quell’aerostato che le mammine sfoggiano al di sopra del tanga. Da tempo suggerisco agli albergatori di creare accanto alla sauna una sala parto, così la puerpera può trasferirsi dal letto al lettino, senza perdere un minuto di sole.

Parlavo di standard educativo: dilaga il permissivismo, formula di tutto riposo perché legittima il disinteresse con l’alibi della pedagogia. Tutto risale agli anni 60 quando esplode il dibattito sul sì o no alle favole, alle sculacciate, al premio e castigo. Ricordo una mamma evoluta: «Se l’educazione fosse un corso di due o tre ore al giorno, si otterrebbe la formula perfetta»: per quel lasso di tempo ci si può imporre uno stile e una coerenza. Ma la cura di un figlio dura h 24 e poiché la vera educazione non consiste nelle prediche ma nell’esempio quotidiano, il pupo va in tilt: gli ripetono che non deve dire bugie e poi sente la madre che istruisce la domestica, se telefona l’Angela dille che non sono in casa. Dunque, severità zero, tolleranza mille. Incombe il verbo traumatizzare e il piccolo vien su senza traumi e senza complessi: assaggia col dito il bignè sul vassoio prima di sceglierlo, mentre la mamma non repressiva legge il gossip del giusto.

Una volta che su una spiaggia più fitta di un volo low cost un ragazzino faceva lo slalom fra gli ombrelloni sventagliando sabbia in bocca a tutti, chiesi ad alta voce di chi era quell’affare. Una giovane niente male si staccò un attimo dal telefonino e, in una solenne dichiarazione dei diritti della madre, sillabò: il figlio è mio, ma non posso farci niente, è ingovernabile. E dovetti riconoscerle almeno un’impeccabile proprietà di linguaggio.A questo punto si impone una difesa d’ufficio degli ingovernabili gratis. La riviera adriatica è nata e cresciuta con le famiglie e i bambini. Ma un tempo valevano regole precise, per esempio gli infanti alle 11 venivano trasferiti dalla spiaggia al fresco della pineta. Oggi si ubriacano di sole fino a quando le loro mamme ben grigliate si tolgono dall’orecchio il filo dei Modà, fanno l’ultima doccia e lasciano a malincuore il loro nirvana di creme. Il piccolo, morto di sonno, passa dalla bolgia di spiaggia a quella della sala da pranzo, dove si allattano poppanti, i padri li cullano fra lasagne e fritti misti, i ragazzini si rincorrono sgambettando i camerieri. Ignorata la civile usanza del tempo che fu quando i genitori si davano il cambio, uno pranzava, l’altro accudiva il pargolo in camera. (Forse i bulli delle bravate più odiose sono ex bimbi nevrotizzati che hanno inconsciamente accumulato una carica di rivalsa verso tutti e tutto. Da qui il mio appello: salvate il bambino Ryan).

Detto questo, resto affascinato da due aspetti. Il primo è la stoica sopportazione da parte dei clienti a prezzo intero: sempre i soliti noti che pagano le tasse degli evasori, così come compensano i soggiorni delle figliolanze gratis. Il secondo sono le eccezioni alla norma: marmocchi di due anni che sanno stare a tavola. Non sono infelici e complessati. Semplicemente hanno accettato delle regole ben insegnate. Mentre un’infanzia ingovernabile prefigura la società italiana, mandria senza cowboy.

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