Far girare l’aria in classe per essere più reattivi e meno assenti

Può un semplice gesto, comune, quotidiano e davvero facile, aiutare i nostri bambini ad essere più attivi, attenti e studioso? Beh questo bellissimo articolo di Elena Meli ci aiuta a capire come può essere possibile tutto ciò soltanto aprendo la finestra al momento giusto!

A breve le scuole riapriranno i battenti. Così bambini e ragazzi, da ora e per i prossimi mesi, si ritroveranno a passare gran parte della giornata al chiuso, entro spazi che dovrebbero essere confortevoli e salutari: aule ben illuminate, con una buona ventilazione e senza sostanze dannose nell’aria. In realtà non è sempre così, anche se spesso basterebbe poco per migliorare la qualità degli ambienti dove si studia. Un recente studio del Berkeley Lab, in California, ad esempio, ha dimostrato che anche solo aprire spesso le finestre in classe migliora parecchio la ventilazione e riduce il numero di assenze per malattia degli studenti. Gli autori, raccogliendo dati in 162 aule di 28 scuole elementari, si sono accorti che se l’aria viene fatta circolare in misura adeguata (l’ideale sarebbe una ventilazione pari a 7 litri al secondo per studente) le assenze dei bambini si riducono di circa il 3,5% all’anno. Non poco, visto che ciò si tradurrebbe per le famiglie in un risparmio di 80 milioni di dollari in cure, babysitter e costi per i giorni di lavoro persi dai genitori.

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VENTILARE LE AULE – Danilo Cottica, responsabile del Centro ricerche ambientali dell’Area di Igiene Ambientale e Industriale dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, conferma: «Se non c’è un sistema di trattamento dell’aria interna – che peraltro in caso sia presente va mantenuto in perfetto stato ed efficienza – è importante ventilare le aule aprendo le finestre al mattino presto, quando non c’è il traffico delle auto che portano i bimbi a scuola. Se l’aria viene cambiata quando fuori c’è il picco di inquinamento, infatti, l’effetto diventa negativo perché entra lo smog. Purtroppo nelle scuole, così come negli uffici e nelle abitazioni, non di rado l’aria è più inquinata rispetto a quella in strada: all’interno, gli inquinanti si concentrano se non c’è una ventilazione adeguata, se vengono usati materiali che emettono sostanze tossiche o per abitudine scorrette, quali il fumo».

IL PROGETTO – Cottica è fra i responsabili del «Progetto Scuole» a Pavia: dall’inizio del 2013 in 8 istituti della città (5 primarie, 1 secondaria di primo grado e 2 secondarie superiori per un totale di circa 400 ragazzi) i ricercatori hanno utilizzato ilRadiello, uno strumento brevettato dalla Fondazione Maugeri, per valutare con precisione la qualità dell’aria che respiriamo. Gli apparecchi hanno assorbito per tre giorni l’aria dentro e fuori le aule, mentre a bambini e ragazzi è stato chiesto di contare le auto che passavano fuori dalla scuola per valutare l’eventuale correlazione fra traffico e inquinanti indoor. I risultati, presentati nel maggio scorso al convegno «Progetto Scuole» da Elena Grignani, igienista industriale della Fondazione Maugeri, dimostrano che moltissime sostanze dannose sono più concentrate in classe che all’esterno: nelle aule e nei laboratori degli istituti tecnici, dove si fa uso di composti chimici, l’incremento degli inquinanti indoor è impressionante e i composti organici volatili ad esempio arrivano a essere fino a 40 volte di più, ma l’effetto è visibile anche all’interno delle scuole elementari e medie, dove si può arrivare a concentrazioni di inquinanti perfino 10 volte maggiori rispetto all’esterno.

LE CONSEGUENZE – Le conseguenze possibili vanno da un maggior rischio di allergie, riniti, irritazioni oculari, problemi respiratori, anche se, naturalmente, molto dipende dalla quantità di composti tossici presenti: più ce ne sono, più sale il rischio di effetti avversi sulla salute. Ma da dove vengono le sostanze chimiche di cui abbonda l’aria delle scuole? «Allo smog che entra dall’esterno si aggiungono le emissioni dai mobili e dai prodotti di pulizia, nonché i composti che provengono da colle, pennarelli, carta, profumi. Chiudere il bianchetto dopo averlo usato, ad esempio, è una buona abitudine da insegnare a tutti i bambini — osserva Cottica —. Purtroppo, non esistono regolamenti veri e propri per tutelare l’ambiente scolastico nel nostro Paese. In Francia sono state definite linee guida per classificare le scuole in base alla qualità dell’aria e identificare procedure per ridurre l’inquinamento interno; in Italia tutto è lasciato al buonsenso degli insegnanti, anche se il progetto GARD Italy (Global Alliance against Chronic Respiratory Diseases) per la prevenzione delle malattie respiratorie si sta in parte ispirando alle iniziative francesi».

 

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I RISCHI A SCUOLA – Che la scuola e i rischi sanitari per chi la frequenta nel nostro Paese siano un po’ una «terra di nessuno» lo conferma Salvatore Tringali, dirigente medico dell’Unità operativa ospedaliera di Medicina del lavoro dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia: «La sorveglianza sanitaria costa e la scuola non ha soldi — sintetizza il medico —. Purtroppo, oggi non riusciamo quasi mai a prevenire i rischi sanitari nelle strutture scolastiche, come sarebbe nello spirito della legge 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, ma di fatto solo a intervenire quando è già emerso un problema. I funzionari Asl vanno nei cantieri e nelle aziende a più alto rischio, ma a controllare che tutto sia a posto nelle scuole non va nessuno». I pericoli per la sicurezza e la salute dei ragazzi e degli insegnanti infatti esistono, aria poco pulita a parte, nonostante in gran parte dei Documenti di Valutazione dei Rischi vengano minimizzati escludendo dalla scuola la presenza del medico competente: ad esempio, educatori e insegnanti di sostegno che devono gestire bambini e ragazzi con disabilità dovrebbero essere valutati per la movimentazione di carichi e dal punto di vista psicoattitudinale; nei laboratori esiste un rischio chimico che per alcuni, come gli allergici, potrebbe essere consistente (basterebbe far compilare agli studenti un piccolo questionario per individuare chi è più suscettibile alle sostanze che possono essere manipolate a scuola). «Le scuole dovrebbero avere spazi e strutture idonee alle attività che vengono svolte, con caratteristiche previste da norme UNI-EN — spiega Tringali —. Ad esempio, dovrebbero essere presenti luci regolabili così da assicurare che sulle lavagne vi sia una luminosità pari a 500 lux e nelle aule di disegno tecnico salga a 750 lux, mentre in palestra ne bastano 300, in mensa 200 e sulle scale 150. Perfino il colore delle pareti sarebbe utile per favorire la concentrazione o la socialità, scegliendo per i diversi ambienti tinte calde o fredde. Inoltre, bisognerebbe misurare la luminosità a 85 cm da terra, cioè dove si trova il piano di scrittura. Esistono, poi, otto tipi di banchi per altezza diverse (dagli 80 cm dei bimbi prima dei tre anni di età, ai due metri dei diciottenni)e con il piano inclinabile fino a 60 gradi, nonché sedie con schienali anch’essi inclinabili. Ma chi li ha mai visti nelle classi? Di rado la scuola garantisce la giusta postura: nelle aule di informatica spesso ci sono vecchi monitor profondi 50 cm piazzati sui banchi, che impediscono ai ragazzi di stare seduti come dovrebbero. Realisticamente, vista la scarsità di fondi, si può fare ben poco; però, aumentare le conoscenze e la sensibilizzazione di genitori e ragazzi potrà servire per far valere con più forza il diritto a scuole dove il benessere sia davvero una priorità».

 

fonte Corriere Salute 2 Settembre 2013

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