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Toxoplasmosi in gravidanza: 7 cose da sapere

Contrarre la toxoplasmosi in gravidanza può essere pericoloso per la salute del bambino. Ecco come prevenire l’infezione e come comportarsi se, invece, si scopre di averla contratta.

gra1) Che cos’è la toxoplasmosi?
La toxoplasmosi è un’infezione causata da un microrganismo chiamato Toxoplasma gondii. Nella grande maggioranza dei casi non ci si accorge nemmeno di averla avuta, perché dà sintomi lievi e generici, come stanchezza, mal di testa o di gola, sensazione di “ossa rotte”. Una volta contratta, lascia un’immunità permanente, cioè non si rischia più di ammalarsi. Il problema, però, è che se presa in gravidanza può essere molto pericolosa per il bambino, visto che può passare al feto attraverso la placenta.

2) Quali rischi per il bebé?
Se la mamma contrae l’infezione durante i mesi di gravidanza, non è detto che anche il feto si infetti. Se però questo avviene, i danni possono essere tanto maggiori quanto più precocemente avviene il contagio.

“Per fortuna all’inizio della gravidanza è difficile che il toxoplasma arrivi al feto, ma se questo succede, i rischi possono essere anche seri: per esempio aborto spontaneo, malformazioni, danni al sistema nervoso centrale che possono portare a ritardo mentale o a epilessia oppure lesioni agli occhi che possono provocare cecità” spiega Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore dell’Università di Milano. “Viceversa, verso la fine della gravidanza il passaggio attraverso la placenta è più facile, ma a quel punto i rischi possibili sono minori”.

3) Il toxo-test per sapere se si è immuni oppure no
Per sapere se si è immuni oppure sensibili all’infezione basta un semplice esame del sangue che permette di rilevare la presenza di anticorpi contro il toxoplasma. Il test può essere eseguito anche prima del concepimento, oppure nell’ambito della prima batteria di esami che viene consigliata alla mamma alla prima visita della gravidanzaSe la donna risulta immune, può stare tranquilla per tutti i nove mesi e non è necessario ripetere il test.

Altrimenti può risultare suscettibile di infezione, se non l’ha mai contratta (in questo caso il test dovrà essere ripetuto ogni mese), o a rischio di trasmetterla al feto, se l’ha contratta proprio durante la gravidanza. L’esame è a carico del SSN per tutti i mesi di attesa.
4) Che cosa fare se si scopre di aver contratto la toxo in gravidanza
Come comportarsi se l’esame era negativo subito prima del concepimento e poi risulta positivo durante i controlli dei nove mesi? “La prima cosa da fare, per sicurezza, è ripetere il test presso un centro di riferimento specializzato, come un ospedale di secondo livello, più attrezzato su queste analisi” suggerisce Irene Cetin.

Nel caso in cui sia confermata l’infezione, si può eseguire il cosiddetto test di avidità, cioè un esame del sangue che consente di sapere se l’infezione è avvenuta nei tre mesi precedenti o ancor prima, e quindi capire se è stata contratta quando la gravidanza era già in atto. Se è questo il caso, per sapere con certezza se effettivamente il toxoplasma ha oltrepassato la barriera placentare e infettato il bambino occorre eseguire un’amniocentesi, che permette di evidenziare l’eventuale presenza del microrganismo nel liquido amniotico.

5) Trattamenti possibili
“Se la mamma contrae la toxoplasmosi in gravidanza, viene sottoposta subito ad una terapia antibiotica che riduce il rischio di trasmissione al feto dell’infezione e che, nel caso la trasmissione sia già avvenuta, riduce il rischio di gravi conseguenze” spiega la professoressa Cetin. Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini che contraggono l’infezione in utero nasce senza sintomi evidenti.

toxo1-1-656x3826) Come evitare la toxo
L’infezione può essere contratta solo se si ingerisce il parassita, che può essere presente nelle carni di animali infetti, nelle feci di gatto, nel terreno in cui abbia defecato un gatto infetto e su frutta e verdura (eventualmente contaminate da feci o terreni a loro volta infetti). Ecco allora le precauzioni da adottare per evitare il contagio:

  • Se si vuole mangiare verdura cruda, è importante lavarla abbondantemente e con cura, per asportare residui di terriccio. Utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di soluzioni disinfettanti apposite, che aiutano a rimuovere lo sporco. Meglio fare un risciacquo ‘domestico’ anche se si acquista al super l’insalata già lavata e confezionata.
  • Nessun divieto per la verdura cotta, dal momento che la cottura è in grado di distruggere il germe.
  • Per quanto riguarda la frutta, quella che cresce sugli alberi non dà problemai, mentre per i frutti a contatto con la terra, come le fragole, valgono le stesse precauzioni previste per la verdura cruda.
  • La carne deve essere consumata sempre cotta. Sì a cotolette e roast beef, ma solo se la carne è ben cotta anche all’interno. Vietate le bistecche al sangue o il carpaccio. Vietato anche assaggiare carne cruda o semicruda mentre la si prepara per il pasto.
  • Come salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto. “No invece a prosciutto crudo, salame, bresaola, wurstel e speck, a meno che non li consumiamo cotti nelle pietanze” evidenzia Iren Cetin. “È vero che i prodotti industriali sono più sicuri di quelli artigianali, ma nel dubbio meglio non rischiare”.
  • Dopo aver maneggiato carne o verdure crude, è sempre buona regola lavare bene le mani con acqua e sapone.
  • Nessuno rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi. Però in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella.
  • Il giardinaggio non è vietato, ma occorre mettersi i guanti e lavare bene le mani al termine dei lavori, per evitare il contatto con un terreno che potrebbe essere stato contaminato da  feci di animali infetti.

 

7) Gatti sì o no? 3890802010_1f1272ab3e
Sono i primi contro i quali si punta il dito, ma in realtà è davvero difficile che un gatto domestico(sempre vissuto in casa e non precedentemente randagio) possa contrarre la toxoplasmosi e trasmetterla all’uomo. A meno che, naturalmente, non vada in giardino ed entri in contatto con terreno contaminato.

Il problema, comunque, è limitato alle feci e dunque alla lettiera: per una precauzione in più, è consigliabile farla pulire ad altri membri della famiglia oppure indossare i guanti e lavare le mani con sapone ed acqua corrente al termine delle operazioni di pulizia. “Va specificato tuttavia che le cisti del parassita si schiudono circa 2-3 giorni dopo la deposizione delle feci, a una temperatura ambientale di 24°C e ad alta umidità” afferma Cetin. “Dunque,  il rischio di contaminazione viene notevolmente ridotto se la lettiera viene pulita ogni giorno”.

(Fonti per questo articolo: nostrofiglio.it)

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Ikea e l’altra letterina di Natale

IKEA ci fa gli auguri di natale in maniera originale e commuovente! Ha infatti organizzato un esperimento: ha chiesto ad alcuni bambini di scrivere la letterina a Babbo Natale; subito dopo gli è stato chiesto di scrivere anche un’altra lettera, una lettera per i propri genitori, “Cosa chiedereste ai vostri genitori per questo Natale?”.

Dopo un primo momento di smarrimento e di indecisione, i bambini iniziano a scrivere con il cuore e quello che nasce vale proprio la pena di essere ascoltato. Il silenzio iniziale ha permesso loro di tirar fuori parole davvero emozionanti seppur nella loro semplicità. Ci fanno capire che il natale non è solo regali costosi e giganti, il regalo più grande che un bambino può ricevere è poter passare del tempo con i loro genitori, basta aprire il cuore, non ci sono scuse che tengano. Buona visione!

PS. “Los reyes magos” in realtà per gli Spagnoli sono l’equivalente della nostra epifania: i Re Magi, ma essendo lo spot natalizio Ikea ha voluto tradurre con Babbo Natale per meglio evocare lo spirito di questa lettera che per loro è molto importante e che rientra appieno nello spirito del Natale.

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Susanna Tamaro racconta la storia di un ragazzino che vuole abbattere la tecnologia…ci riuscirà?

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Bart (così viene chiamato in casa), ha dieci anni e vive in un mondo in cui la tecnologia governa la vita e la morte. I suoi genitori, superimpegnati nel lavoro, li vede per lo più in collegamento su un grande schermo, ma d’altronde non ne ha bisogno. Vive in una casa domotica dove quando la mattina suona la sveglia il letto si abbassa e lo scarica a terra accendendo le luci di bagno e cucina; mentre si prepara (quattro minuti per la doccia, due per i denti, quattro per i bisogni), il tostapane sputa fuori le sue fette tostate, il micronde la cioccolata calda e lo spremiagrumi il succo d’arancia. Fatta la colazione la mamma compare sul video e legge dal tablet il tracciato dei sensori di cuscino e delle lenzuola per capire come il figlio ha dormito. Prima che la notte cali ricomparirà sul video altre due volte, ma comunque il watchphone di Bart è sempre aperto per le comunicazioni urgenti.

Bart è il protagonista del nuovo libro per ragazzi, Salta Bart! (età di lettura: dai dieci anni) di Susanna Tamaro, in uscita oggi da Giunti. La scrittrice triestina affronta tutti i temi che le stanno a cuore incastonandoli in una favola futuristica dove un mondo omologato ha eliminato dalla vita qualunque tipo di imprevisto, gli affetti si riducono alla loro esternazione vocale come il mantra-saluto ailaviuailaviuailaviuailaviu che si scambiano madre e figlio nei loro collegamenti quotidiani. Bart è solo (anche l’orso di peluche che gli tiene compagnia gli viene sottratto come pericoloso ricettacolo di microbi e fonte di inutili distrazioni) senza mai essere solo. La sua vita costantemente osservata è scandita da impegni fissi che azzerano il tempo della libertà e della noia (dalle lezioni di tuffi a quelle di cinese), prevedibilità è la parola chiave, eppure tutto questo non basta a dargli sicurezza. Il bambino rimane un piccolo nerd pieno di paure e vittima dei bulli, progettato per esaudire tutti i desideri dei genitori, costretto a mentire per ritagliarsi minimi spazi di libertà, sperando che anche in casa sua non venga introdotto il temibile Pinok, sensore catturabugie che si aziona alla minima modifica del calore delle guance e ai millimetrici spostamenti in avanti del naso.

La prima parte del libro, quella in cui viene descritto l’habitat di Bart e la sua vita quotidiana è forse la più riuscita: Susanna Tamaro riesce a costruire un mondo coerente, ricco di dettagli curiosi e momenti buffi. La ripetizione di gesti sempre uguali, la quotidianità monotona della vita di Bart sono il prologo migliore alla seconda parte del libro che assume il classico andamento da avventura/formazione.
A turbare l’ordine prestabilito arrivano per Bart due incontri (in realtà collegati tra loro): il primo con uno strano vecchio cinese, Maestro Lu, che al parco lo salva dai bulli e poi gli regala un libro antico («i libri erano i tablet di una volta»). L’altro con una pollastrella di batteria, Zoe: Bart inciampa in una gabbia nel parco e la porta a casa senza sapere che cosa contenga (fino a quel momento per lui i polli sono solo petti o cosce sotto cellophane stivati nel freezer di casa). Per un po’ i due convivono riuscendo a evitare i sensori che rivelerebbero ai genitori una presenza estranea, ma quando mandano in tilt tutto il sistema di controllo e la casa viene circondata da polizia carabinieri ambulanze e pompieri si rifugiano letteralmente nelle pagine del libro, varco spazio-temporale che li conduce nel mondo della famiglia di conigli protagonisti. Si susseguono avventure e colpi di scena, la scoperta del Regno Eremita che, sempre più ridotto, resiste alla distruzione che avanza. Bart è il prescelto: toccherà a lui cercare di salvarlo, con l’aiuto di papà Coniglio e della gallina Zoe.
Susanna Tamaro declina in modo originale molti temi e plot classici della letteratura per ragazzi (e non solo, basti pensare all’occhio orwelliano del Grande Fratello). Ci sono la quest (la ricerca), il mondo parallelo, il travestimento, la lotta contro le forze del male, l’amicizia improbabile tra due esseri molto diversi, l’incantesimo malefico, passaggi segreti nel parco e pozioni magiche. Ma non rinuncia a parlare dei «suoi» temi: l’ecologia, la difesa degli animali, la necessità di rispettare il pianeta, la forza di resistere a una società che ci vuole tutti uguali e troppo spesso dimentica la bellezza della diversità e dell’imprevisto. Lo fa con leggerezza, senza lasciare che l’intento didascalico appesantisca una narrazione ricca di invenzioni e di piccole trovate brillanti. Vanno a braccetto con le belle illustrazioni in blu di Adriano Gon, che possano trasformarsi in un viaggio nella tenerezza o nella paura.

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Whoopie Pies: piccoli biscottini per le merende invernali

Questi dolcetti sono perfetti per una merenda quando ci sono ospiti gli amici dei vostri figli, comodi da mangiare e molto molto buoni…unica controindicazione: gli ammiccherai vorranno venire molto spesso a casa vostra dopo aver assaggiato questi dolcetti| 😉

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INGREDIENTI:

  • 1 uovo
  • 200 gr di zucchero
  • 115 gr di burro
  • 160 gr di yogurt al miele
  • 90 ml di latte
  • 260 gr di farina
  • 1 cucchiaino e ½ di bicarbonato
  • ½ cucchiaino di sale
  • 50 gr di cacao Per la farcia: 225 gr di formaggio spalmabile
  • 50 gr di burro
  • 100 gr di zucchero a velo

PREPARAZIONE:

Mescolare l’uovo con lo zucchero, unire il burro sciolto, lo yogurt e il latte. Aggiungere alla farina il bicarbonato e il sale, quindi incorporarla al composto di uova. Unire anche il cacao, mescolare ancora. Disporre a cucchiaiate l’impasto su una teglia da forno ricoperta di carta forno. Cuocere a 180° per 12 minuti. Intanto, preparare la farcia mescolando il formaggio spalmabile con il burro e lo zucchero a velo. Farcire le tortine con la crema di formaggio, formando dei piccoli sandwiches.

Cliccando a questo link proposto da  “I menù di Benedetta” trovate il video per vedere passo per passo come si preparano questi buonissimi Woopie Pies!

 

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Gianni Rodari e le favole per bambini

Lo scorso 23 Ottobre è stato il compleanno dello scrittore per bambini più amato dai suoi contemporanei ma anche da chi ha vissuto dopo la sua scomparsa, ovviamente stiamo parlando di  Gianni Rodari!

Lasciamo alle sue parole il compito di riempire questa pagina bianca, anche perché sapeva bene come usarle!!

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Un genitore un giorno mi disse: “Io non leggo tutti i giorni ai miei figli, è un problema per i miei bambini?”

E ma lui, il bimbo, mica ci perde molto, ha i fumetti, ha la televisione, ha le altre favole…chi ci perde semmai sono i genitori, che non hanno questo momento di dialogo importante  con i figli, che passa attraverso la fiaba. La fiaba è un modo di parlare del mondo, il linguaggio dei bambini è fatto di immaginazione, di pensiero logico…la fiaba è questo tutto insieme.

I genitori che lo perdono, perdono qualcosa per loro, il bambino trova sempre il modo di usare la sua immaginazione

Il mondo parla oggi al bambino, non solo attraverso le parole dei genitori, ma anche attraverso le immagini, attraverso le macchine, attraverso tutto quello che anima il mondo di oggi. Bisogna trasformare tutto questo in parole, se si vuole fare un libro e non bamboleggiando, semmai un gradino più in su, perché al bambino piace salire un po’. Infatti quando è molto piccolo e gioca a sposatare i mobili, lui vuole spostare subito il tavolo, che è più pesante, non si accontenta di spostare il seggiolino che è piccolo e più facile. Il linguaggio è una cosa che deve farlo crescere, però deve essere secondo me un linguaggio moderno, deve essere perciò fatto con gli oggetti, con le immagini e con tutto ciò che fa parte del mondo che conosciamo e che ci sta intorno.

 

Giovannino Perdigiorno  era un grande viaggiatore:
capitò nel Paese degli Uomini a motore.

Al posto del cuore avevano un motorino
Che si spegne la sera e si accende il mattino.

Al posto dei piedi avevano le rotelle,
le cinghie di trasmissione erano le bretelle.

Al posto del naso avevano una trombetta
Per chiedere la strada e correre più in fretta.

Correvano tutto il giorno senza mai fermarsi:
non avevano neanche il tempo di salutarsi.

E non scambiando mai né parole né saluti
pian piano i poveretti diventartono muti.

Facevano appena appena “brum brum” e “perepè”.
E Giovannino disse: “Questo posto non fa per me”.

 

 

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Spiegare l’economia ai bambini? Si può, ecco come e perché!

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Che cos’è il denaro? E il risparmio? Che cosa significa investire? Di questo e di molto altro parlano nella loro rubrica “Che forte! L’economia spiegata ai bambini” quelli del Fattore Mamma Network. La rubrica è nata con un obiettivo ambizioso: stimolare nei bambini la passione per l’economia e avvicinarli ad aspetti importanti per la loro vita da adulti.  I temi sono vari ma molto specifici ma chiari, precisi e spiegati con un linguaggio semplice e preciso!Schermata 2014-10-31 alle 15.37.20

Perché iniziare fin da piccoli a parlare di economia? Nessuno si aspetta che alla fine delle piccole lezioni il bambino sia un piccolo genio della matematica e che vi spieghi la domanda e l’offerta come potrebbe farlo Roberto Napoletano; l’obiettivo è solo quello di  stimolare il bambino, per iniziare a fargli scoprire nuovi lati del mondo con i quai dovranno entrare in contatto prima o poi. Si sa il cervello dei bambini è una spugna, ed è giusto stimolarlo proprio quando è al pieno delle sue capacità!