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I 10 libri da regalare a un papà

Se siete ancora alle prese con un regalo per il papà per domani, questo è il post per voi!!

La festa del papà è ormai alle porte, e chi più chi meno stiamo cercando di trovare un regalo originale e che sia poco scontato (cravatte, buoni regalo, etc etc). Però siamo sempre qui: ai padri, e agli uomini in generale, è sempre problematico fare un regalo che sia diverso dall’anno prima, o dal Natale appena passato, e che piacca davvero e faccia sentire quanto bene vogliamo a chi ci ha cresciuto.

Ecco perchè oggi vogliamo cercare di darvi un piccolo aiuto: 10 libri divertenti, appassionanti e utili. Uno per ogni tipo di papà. (questa lista è originariamente proposta da Andrea Tognasca)

agassi1. Al papà sportivo:
Andre Agassi, Open. La mia storia (Einaudi) – Insomma chi si sarebbe aspettato che uno così bravo a maneggiare una racchetta da tennis sapesse fare altrettanto con la penna? Questa autobiografia sorprende a tal punto che presto ci si dimentica che sia il resoconto sincero e dettagliato della vita del campione. E ci si trova a leggere uno splendido libro d’iniziazione dallo stile sicuro e coinvolgente. A conti fatti sembra che uno dei tennisti più famosi al mondo odiasse questo sport anche per via di un padre che lo chiudeva a doppia mandata dentro il campo di terra rossa. Quindi se avete un papà sportivo (magari un po’ troppo) questo è il libro perfetto.

manuale2. Al papà imbranato:
Gianni Biondillo e Severino Colombo, Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo (Guanda) – E poi ci sono quelli che papà lo stanno per diventare. Sono quelli che vanno alla partita di calcetto del giovedì con la sensazione che sia l’ultima della loro vita. Quelli che urlano alla pancia della compagna nella speranza di essere sentiti. Quelli che aspettano ore per parcheggiare davanti a casa col pieno sempre fatto.  Questo libro è per loro, racconta le attese e soprattutto il destino prossimo venturo. I due autori hanno saputo giocare sul filo dell’ironia, e della comicità, per raccontare i contemporanei Pa3: i padri al cubo, che non si tirano indietro di fronte a un pannolino, a una visita dal pediatra o a una ninna nanna in piena notte. Una sorta di diario con intermezzi assortiti, ricco di esperienza vissuta. Una pacca sulla spalla per far coraggio.

3. Al papà pigro:

Ivan A. Gončaròv, Oblomov (Mondadori) – Ci sono papà totalmente dediti all’atrofia, oziosi oltre il consentito. Ecco il libro. Oblomov è l’eroe della pigrizia, il paladino degli apatici, insomma la passività fatta persona. L’affermazione del sé fatta per negazione in un succedersi di “non eventi” che la scrittura di Goncarov riesce a rendere commoventi e appassionanti facendo del romanzo uno dei capolavori della letteratura russa. Il protagonista vedrà sfilare la sua vita sotto gli occhi limitandosi a subirla per come viene. Papà, ne vale davvero la pena?

new4. Al papà curioso:
Will Eisner, New York  (Einaudi) – Ai papà dalla spiccata bulimia letteraria non si sa mai che romanzo regalare, nel timore di sentirsi dire “l’ho letto l’anno scorso”. Se volete regalargli un libro e sperare di stupirlo provate con Eisner. “Un fumetto?” dirà aprendo il pacchetto. “No, una graphic novel!” sarete pronti a rispondere voi. Raccolta di quattro celebri storie di uno degli indiscussi maestri del genere, in cui si disegnano solitudini, speranze e sogni di esseri umani sprofondati nelle strade della Grande Mela. Vite invisibili ma palpitanti, al pari dei disegni dal tratto realistico e incisivo capaci però di mostrare anche il non detto e il non disegnato. Pura poesia metropolitana che eleva, per stile di scrittura e abilità narrativa, il fumetto al podio di romanzo contemporaneo.

5. Al papà rockettaro:
Nick Hornby, Alta fedeltà (Guanda) – Ci sono papà che hanno la libreria piena soltanto di dischi. È la grande categoria dei padri ex rockettari, distinguibili per il disprezzo verso gli mp3 e il malinconico amore per il vinile. Si sentono orgogliosamente fuori moda e protagonisti di un’epoca musicale rivoluzionaria. Se già non l’hanno letto, si innamoreranno del libro più famoso di Nick Hornby. L’indimenticabile protagonista, i personaggi secondari da antologia, le situazioni spesso esilaranti. Le parole scritte da Hornby sono come le ciliegie, non si riesce a smettere. Ottimo anche per i papà affetti da sindrome di Peter Pan.

6. Al papà brontolone:
Arthur Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi (Adelphi) – Sovente ai papà vien dato dei “brontoloni”. Questo perché spesso lo sono. Bisbetici nelle discussioni con i figli, borbottoni peggio della proverbiale pentola di fagioli. Accettate la sfida: regalate questo trattatello scritto da qualcuno senz’altro a proprio agio nelle dispute verbali. Vero e proprio manuale dove si elencano trentotto stratagemmi, leciti e illeciti, per aver ragione sempre e comunque. Personalmente non mettevo Schopenhauer tra le persone più spiritose di cui avessi letto qualcosa, ma questo libro mi ha fatto ricredere. Un solo consiglio: leggetelo prima voi. Così da combattere ad armi pari e, cosa più importante, con un nuovo e inaspettato divertimento.

7. Al papà mangione:
Jonathan Safran Foer, Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (Guanda) – Se vostro padre quando si guarda allo specchio lo fa mettendosi di profilo, significa che medita su una possibile dieta. Salvo poi mettersi a tavola e divorare anche il tovagliolo. Ci vuole un intervento drastico, il libro di Foer lo è. Un viaggio dell’autore all’interno della produzione e dellìindustria alimentare. Ci insegna a riflettere su cosa abbiamo nel piatto, aiutandoci a mangiare meglio. Un modo per ridurre gli eccessi alimentari trascurando le diete a punti, e dando voce alla propria coscienza.

zen8. Al papà stressato:
Robert M. Pirsig, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (Adelphi) – Se invece il genitore vi sembra un po’ stressato (da cosa? da tutto?) forse val la pena concentrarsi sulle cure. Questo libro può essere un primo passo. Vi si racconta di un padre e di un figlio, in sella ad una moto attraversano gli Stati Uniti. Una storia on the road che si trasforma inevitabilmente in un viaggio interiore, alla riscoperta della qualità della vita. Un agile connubio tra romanzo e saggio filosofico. Si legge con spasso e si impadronisce del lettore. Invitandolo a spegnere il motore e riflettere su ciò che lo circonda.
9. A tutti gli altri papà:
Cormac McCarthy, La strada (Einaudi) – Nessuno di questi libri soddisfa le vostre esigenze? Allora regalate il libro di McCarthy come esplicita dichiarazione d’amore per il papà. In uno scenario postapocalittico, un padre e un figlio lottano per la sopravvivenza difendendosi dai rigori del clima e dai propri simili, ormai ridotti allo stato primitivo. La desolazione opprime sempre più i due protagonisti vagabondi in un mondo senza sole, ma il loro amore ancestrale potrà ridare speranza. Lo scrittore americano ormai ci ha abituati a storie senza compromessi. Tuttavia il libro sembra attraversato da una tenerezza inedita per Mc Carthy. Una potente allegoria per raccontare il rapporto padri-figli. Estremo e commovente.

bambina10. Al papà che non legge: 
Vien difficile regalare un libro a uno così. Sono sicuro che ci avete provato mille volte. Allora il mio consiglio è: regalategli un film. Arrendetevi ma fatelo con dignità: impacchettate E io mi gioco la bambina, interpretato da un immenso Walter Matthau. È la storia di un padre per forza, un allibratore a cui tocca occuparsi di una bambina lasciatagli come pegno da uno scommettitore. Sarà grazie a lei che il burbero scapolo troverà l’amore. Impareggiabili i duetti di Matthau con l’orfanella. Le sue camminate con al seguito la bimbetta che quasi da sole valgono il film: lui dinoccolato, lei piccola piccola, una perfetta alchimia comica.

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Giochi casalinghi per non annoiarsi mai!

Contro la noia delle mattine e dei pomeriggi d’estate, il sito BuzzFeed ha stilato una classifica di giochi che si possono organizzare in casa per i bambini. Salvaguardando la salute mentale (e il portafoglio) dei genitori. Abbiamo riportato qui quelle che a nostro parere sono le più divertenti e le più fattibili. Per vedere quali sono tutte le altre potete dare un’occhio qui!

Sbizzarritevi!!

Idea n°1: usare dello scotch colorato per disegnare sul pavimento un’intricata pista per le macchinine!

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Idea 5: servono coloranti per alimenti, un po’ di colla bianca e alcuni stuzzicadenti. Si fanno cadere delle gocce di colore su una base di colla umida e con gli stecchini si distribuiscono. Sarà affascinante vedere i colori che si espandono prendendo vie inaspettate. Poi l’opera va fatta asciugare!5

Idea n°6: vi avanzano dei fogli di plastica «mille bolle» (quelli che si usano per imballare)? Usateli per confezionare degli stivaletti con cui i bimbi possano divertirsi a dipingere con i piedi.

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Idea 8: l’interno di un rotolo di carta assorbente fissato a una parete con dello scotch. Uno «scivolo» che terrà occupato per parecchio tempo il vostro pargolo.

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Idea 10: si può imparare a scrivere usando una riedizione del giardino zen. Servono una scatola dai bordi abbastanza alti e dello zucchero e il gioco è fatto.

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Idea 14: i palloncini-razzi. Servono: spago, una cannuccia, scotch, un palloncino e due sedie. Si attacca il pallone gonfiato ma non chiuso alla cannuccia infilata sul filo che sarà stato prima fissato tra due sedie. Quando si lascia la presa, il palloncino sgonfiandosi parte da un capo all’altro.

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Idea 15: piccoli ladri crescono. Con del filo rosso creare un’intricata rete che i bambini devono riuscire ad attraversare senza toccare i fili. Come in «Mission Impossible» con l’antifurto laser.

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Idea 17: due piatti di carta, due stecchi tipo quelli dei gelati e un palloncino. E i tennisti possono esibirsi in salotto senza devastarlo.

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Idea 21: si taglia a metà un tubo di quelli che si usano per galleggiare in piscina. Ne viene fuori una doppia pista per biglie

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Avete altri giochi hand made che hanno fatto la felicità (vostra) e dei vostri bimbi? Raccontateceli!!

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Pubblicare foto dei vostri bambini si o no?- parte 2

Nello scorso post abbiamo elencato le motivazioni di chi è contro la pubblicazione di foto di bambini sui social. Privacy, futuro e paura di malintenzionati sono le cause principali di chi non vuole mettere assolutamente le foto dei propri bambini online.

Come promesso ecco che condividiamo anche il parere di chi invece non vede un pericolo così grande in questa usanza comune. Utilizzando questo articolo, uscito su Panorama, proveremo ad approfondire il discorso, spiegandovi quali sono tutti gli accorgimenti da adottare per condividere foto e video dei più piccoli in massima sicurezza. Evitando cioè di trovarsi un giorno a rendere conto ai propri figli di certi clic lanciati con troppa superficialità.

 

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1. SCEGLIETE CON CHI CONDIVIDERE COSA
A differenza di Twitter e di altri media presenti su Internet, Facebook è un social network chiuso. Significa che siete sempre nelle condizioni di definire i confini del vostro giardino sociale (sempre che non decidiate di tenere il vostro profilo pubblico, ovvero aperto a tutti). Sia al momento della pubblicazione, sia accedendo alle impostazioni di default (lucchetto in alto a destra rispetto alla barra delle ricerche), potete decidere con chi condividere cosa. Selezionando “amici”, ad esempio, avrete la certezza che le foto che pubblicherete saranno visibili solo ai vostri contatti (attenzione però a non inserire un tag nell’immagine, altrimenti sarà visibile anche agli amici dell’amico taggato). E qualora la vostra rete di amicizie sia troppo estesa (vedi punto successivo) potete sempre ricorrere alle cosiddette liste degli amici per dividere i contatti più stretti dai semplici conoscenti (in questa nota Facebook vi spiega come fare).

2. I VOSTRI AMICI ONLINE SONO PERSONE IN CARNE ED OSSA
Altra buona regola per evitare grattacapi su Facebook – non ci stancheremo mai di ripeterlo – è di scegliere con molta attenzione le proprie amicizie. In teoria, le relazioni virtuali dovrebbero coincidere con quelle sviluppate nel mondo reale. I fatti dimostrano però che su Facebook, e sui social in genere, c’è la tendenza a circondarsi di molte più amicizie rispetto a quelle effettivamente coltivate nel mondo reale. Il che aumenta in maniera considerevole il rischio di esposizione ai mal intenzionati. Se insomma ci tenete a pubblicare le fotostoria del vostro piccolo dai primi vagiti fino alla maturità, circondatevi di persone a voi care. In fondo nella vita reale difficilmente portereste il vostro pargolo a casa dell’amico delle elementari che non frequentate più da 25 anni o da quell’avvenente sconosciuto che avete adocchiato nel profilo dell’amica dell’amica.

3. EVITATE DI INQUADRARE PARTICOLARI CHE RIVELINO I LUOGHI FREQUENTATI DAI VOSTRI BAMBINI
Una volta definite le amicizie e le regole sulla privacy siete già in una piccola botte di ferro. Per farla diventare d’acciaio non vi resta che seguire alcuni piccoli suggerimenti in via prudenziale. Uno su tutti: evitate di inquadrare nella foto – o di inserire fra le didascalie –riferimenti ai luoghi frequentati dai vostri figli (asili, scuole, baby sitter, ecc). Per quanto siate pronti a scommettere sui valori e sulla rettitudine dei vostri amici, fornire informazioni confidenziali in Rete è una pratica alquanto sconsigliabile, soprattutto quando ci sono di mezzo minori.

4. CHE LA MODERAZIONE (E IL BUON GUSTO) SIANO SEMPRE CON VOI
Anche se il vostro parterre di amicizie comprende altri orgogliosissimi genitori 2.0, evitate le esagerazioni, sia nella quantità che nella qualità dei contenuti che pubblicate. Quando vengono ostentate con troppa disinvoltura, le foto dei bambinisu Facebook possono avere lo stesso effetto (repellente) delle miniature dei gattini. Poche ma buone, insomma. Ogni scarrafone è bello a mamma sua, si sa, ma non tutti potrebbero gradire una collezione di 120 istantanee del vostro bambino mentre rigurgita le sue prime pappe.

5. CANCELLARE LE FOTO DA FACEBOOK? SI PUÒ, ECCO COME
Casomai un giorno decideste di rimuovere tutte o parte delle foto dei vostri figli caricate su Facebook, vi basterà andare sugli album o sui singoli contenuti muiltimediali presenti sul vostro profilo ed eliminarle. Foto e video su Facebook vengono cancellati in modo simile a quando si svuota il cestino del computer. Tuttavia,spiega lo staff del social network , è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri). Quanto dura questo periodo di latenza? Una trentina di giorni (o anche meno) terminati i quali i file verranno definitivamente rimossi.

6. COME LA PRENDERANNO I VOSTRI FIGLI UNA VOLTA CRESCIUTI? PIÙ O MENO COME VOI
Certo. Raggiunta l’età della ragione, i vostri figli potrebbero anche “odiarvi” per aver mostrato ai vostri amici quella foto ridicola che li ritrae in tutù (e in netto sovrappeso) in occasione del primo saggio di danza. Ma a ben guardare si tratta della stessa reazione che avete avuto anche voi a vostro tempo con i vostri genitori dinnanzi allepettinature improbabili e a certe camicie a quadri altrettanto osé dei vostri ritratti incorniciati in bella vista nel salotto di c

 

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Pubblicare foto dei vostri bambini sui social si o no?

Un tema che sta a cuore a molti genitori, cosa faccio la metto o non la metto la foto di mio figlio su Facebook? E se instagrammassi questo bel musetto, dite che faccio male?

Ci sono pareri molto discordi, noi oggi vogliamo toccare le corde di questo tema con voi, proponendovi la versione di Fabio Deotto, pubblicata su mytech.panorama.it il giorno 22 agosto, che spiega come mai secondo lui non è così opportuno postare sui social le immagini dei propri pargoli. Nei post successivi proporremo anche la versione pro, così per darvi una base più completa per riflettere e decidere da che “parte state”.

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“Siete dei genitori soddisfatti, i vostri figli sono ancora troppo piccoli per farvi la guerra, e abbastanza cresciuti da non strillare tutta notte. Non passa giorno senza che i marmocchi facciano qualcosa che meriti di essere immortalato con il vostrosmartphone: la prima parola, il primo disegno comprensibile, la faccia imbrattata di omogeneizzato. Nell’ansia di cristallizzare ogni momento voi scattate, filmate, archiviate tonnellate di contenuti che poi, senza pensarci troppo, condividete suFacebook e su altri social network.
Ecco, potreste anche smetterla.
E non lo dico solo perché mi sono stancato di avere il News Feed ingolfato di foto e video di mocciosi, ma perché questa attitudine a condividere tutto, quando si tratta di minori, potrebbe non essere questa grande idea.
È di questo avviso un numero crescente di genitori americaniche, negli ultimi mesi, ha cominciato a togliere immagini, filmati e informazioni sui propri figli dal social network più famoso del mondo. Secondo questi genitori, infatti, archiviare l’esperienza di genitore su Facebook può risultare controproducente per una serie di motivi:
1- Le immagini, i video e le informazioni (compleanno, feste scolastiche etc.) espongono la prole a qualsiasi genere di malintenzionato, che con un paio di click può essere in grado di sapere che faccia ha vostro figlio, dove va a scuola e a che ora lo lasciate sul piazzale della palestra per gli allenamenti di karate.
2- Non è dato sapere con esattezza come il social network utilizzerà l’immagine e le informazioni dei vostri bambini.
3- Non è detto che vostro figlio sarà entusiasta, una volta raggiunta l’età per iscriversi a Facebook, di sapere che frammenti della sua imbarazzante infanzia sono stati dispersi ai quattro venti della rete.
Ma se da un lato il numero di genitori accorti sta crescendo, dall’altro la fetta di chi condivide materiale sui propri figli a tutto spiano rimane grande. Stando a una ricerca condotta nel 2011 dal University of Michigan’s Institute for Social Research, il 66% dei genitori americani nati tra gli anni ’60 e ’70 condivide senza remore la vita dei propri bambini online.
Naturalmente, Facebook mette a disposizione una serie di strumenti che dovrebbero consentire di mantenere un controllo effettivo sui contenuti condivisi, ma alcuni genitori non si fidano.
Volendo guardare come lo scandalo NSA ha influito sui sistemi di messaggistica (facendo la fortuna di app come Telegram ), è ragionevole immaginare che, se questa tendenza continua ad aumentare, presto spunteranno nuovi social network che promettono una privacy blindata, studiati su misura per i genitori più premurosi.”

 

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Bambini al nido fin da piccoli? Sì, grazie

È il dubbio di tutte le mamme: iscrivere il figlio al nido oppure tenerlo in casa, affidandolo magari ai nonni o a una baby sitter? Anche i pediatri sono divisi, ma da qualche tempo gli studi stanno convergendo su un’unica risposta, che si può riassumere così: i bambini che iniziano ad andare all’asilo già nel primo anno di vita crescono più sani.

IL CONGRESSO – A tirare le somme delle ricerche disponibili sono stati gli esperti riuniti al Congresso delle società europee di pediatria, che si è tenuto di recente a Glasgow (Regno Unito). Ne è emerso che la frequenza precoce al nido fa diminuire in modo considerevole le probabilità di contrarre le più importanti malattie dell’infanzia. Per il tumore pediatrico più diffuso, la leucemia linfoblastica acuta, il rischio si riduce di circa un terzo e alcuni studi hanno trovato un effetto analogo anche per altri tumori. Un beneficio ancora maggiore è stato poi riscontrato per l’asma – che colpisce ormai quasi un bambino su tre fra i 6 e i 14 anni – il cui rischio arriva a dimezzarsi se i piccoli vanno al nido prima di aver compiuto un anno. Vantaggi sono infine stati osservati anche per il diabete di tipo 1 (con una riduzione dell’incidenza del 30-40 per cento) e per l’obesità, anche se in quest’ultimo caso gli studi sono ancora pochi e il dato va confermato.

SISTEMA IMMUNITARIO – Alla base del fenomeno c’è certamente il contatto precoce del sistema immunitario con gli agenti infettivi che circolano copiosamente fra i piccoli: i raffreddori, la febbre, la tosse e gli starnuti così ricorrenti durante i primi mesi di vita comunitaria hanno insomma un lato buono. E tuttavia, «sui meccanismi precisi di questa immunoregolazione indotta dall’esposizione alle infezioni c’è ancora ampio dibattito, e ipotesi anche molto lontane fra loro» spiega Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste, commentando gli studi presentati a Glasgow sulla rivista Medico e bambino. Il dato che però emerge chiaramente è che quanto e più precoce è la frequenza tanto maggiori sono è i benefici.

DUBBI RISOLTI – Nel congresso britannico sono anche state fortemente ridimensionate le preoccupazioni che erano emerse in passato sul versante comportamentale. Le critiche agli asili d’infanzia, infatti, ancora oggi si basano soprattutto su uno studio statunitense che, a partire dagli anni Novanta, ha riscontrato nei bambini che vanno al nido maggiori difficoltà nella relazione con le madri e problemi di vario tipo, che si protraevano fino all’adolescenza. Una ricerca norvegese uscita quest’anno su Child Development, e condotta su 75mila bambini, non solo non ha trovato alcuna relazione di quel tipo, ma ha anche ha individuato alcuni errori fondamentali nel metodo seguito dagli americani, che ne avrebbero inficiato i risultati. Per contro, osserva Tamburlini: «Vi è un’importante messe di studi che hanno dimostrato benefici sullo sviluppo cognitivo e sociale».

ACCESSO DIFFICILE – Nonostante i vantaggi dei nidi, e i bisogni pressanti delle famiglie con figli piccoli, l’offerta di questo tipo di scuole in Italia copre solo il 10-20 per cento delle necessità e spesso le rette sono troppo alte. Conclude Tamburlini: «Sarebbe il caso che il nostro governo, le nostre Regioni e i Comuni impegnassero più risorse per questo fondamentale investimento. Provate a pensare cosa succederebbe se venisse prodotto un vaccino che allo stesso tempo sia capace di migliorare lo sviluppo cognitivo e sociale e di ridurre del 30-40 per cento le patologie più gravi del bambino: quale amministrazione nazionale o regionale si arrischierebbe a non renderlo disponibile? Ebbene, questo “vaccino” esiste. E si chiama nido».

di Margherita Fronte, tratto da corriere.it

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L’importanza di conoscere le manovre di primo soccorso

Spulciando il sabato mattina tra le riviste in casa, abbiamo trovato un articolo su Vanity Fair, molto interessante e che tocca un tema delicato che troppo poco spessi si sente in giro . In un’intervista di Iree Soave, Paoletta di Radio Italia ci spiega come mai sia importante conoscere le manovre di primo soccorso in caso di soffocamento dei bambini. Ci racconta la sua esperienza e cosa sta facendo per aiutare gli altri genitori come lei.

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«Pensi che imparare le manovre non serva, che nel panico non le ricorderesti. E invece è lì che sei più lucida. E conti: cinque colpi alla schiena, cinque allo stomaco, di nuovo schiena, e ancora stomaco. Sperando che tuo figlio sputi quel boccone che lo strozza. E alla fine lo sputa». A Paoletta, 44 anni, storica dj di Radio Italia, e al suo Samuele, 2 anni, è andata bene.

 

Un bimbo a settimana, invece, soffoca per un boccone o un piccolo oggetto inghiottito per sbaglio: la prima causa di morte improvvisa tra i bambini italiani. «Perché nessuno sa come soccorrerli», continua Paoletta. Che grazie a una sola lezione di pronto soccorso pediatrico, seguita per caso, ha evitato il peggio, e ora ha lanciato una petizione (su paolettablog.com) «per chiedere che il governo inserisca queste lezioni nelle materne e nei corsi preparto». 

Servono davvero?
«Eccome. Basta un’ora a memorizzare le manovre che servono. Non solo quelle anti-ostruzione: anche il massaggio cardiaco. Ogni anno muoiono 700 bambini per arresto cardiaco, saperli rianimare ne salva il 50%».

A lei che cosa è successo?
«Era agosto, con Samuele giocavamo al guidatore: auto spenta, lui al volante, io dietro. Apre la mia borsa e prende un biscottino. Se lo mette in bocca. E subito strabuzza gli occhi, cerca l’aria. Non dimenticherò quell’espressione. Mi fondo davanti, in lacrime. Agisco col pilota automatico: aferro la mandibola, lo giro e inizio a colpirgli la schiena. Eseguo le manovre per 40 secondi e lui, fnalmente, sputa». 

Il corso quando l’aveva seguito?
«A febbraio, controvoglia. Mi dicevo: inutile, me ne dimenticherò subito. E invece 6 mesi dopo sapevo ancora tutto. Per questo lo Stato ci deve obbligare a farli. È così facile salvare una vita: se sai muoverti il panico non vince».

Che reazioni ha avuto, alla petizione?
«Mi hanno scritto in tanti con la mia stessa esperienza, ma è solo l’inizio: finora ho raccolto 600 firme, ne vorrei 10 mila».

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Divertirsi con la scienza si può!! Anche in estate!

Genitori siete a Milano in questi giorni? Le scuole sono chiuse e non sapete cosa fare con i vostri bambini perché fuori fa troppo caldo? Non vi preoccupate, perché Milano non si ferma mai! Infatti Il Museo nazionale delle scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano non si ferma nemmeno quando le scuola sono in vacanza e continua ad invitare bambini, ragazzi, famiglie e classi a scoprire la sua vasta e interessante offerta formativa ed educativa sulla tecnologia e le scienze.
Il Museo invita a visitare, vivere e interpretare il patrimonio storico che custodisce. Obiettivo di ogni proposta è suscitare curiosità per la tecnologia, trasmettere entusiasmo per la scienza, invitare ogni persona a scoprire e riflettere su come le utilizziamo quotidianamente.

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Per questo, il museo Leonardo da Vinci di Milano propone percorsi e attività nelle collezioni storiche e nei laboratori interattivi (i.lab) per fare utilizzare agli studenti le proprie conoscenze e capacità, conoscere gli oggetti e i fenomeni ed essere protagonista nei processi del proprio apprendimento. Inoltre il Museo promuove progetti educativi e collaborazioni con scuole, enti di formazione e di ricerca per incoraggiare l’uso del museo come risorsa educativa.

Tra le proposte per i più piccoli segnaliamo i laboratori interattivi Area dei piccoli, dove i bambini possono entrare nel mondo del colore, dei sensi, dei materiali, della matematica e degli alimenti, e Bolle di sapone, dove potranno trovare la ricetta per bolle indistruttibili, divertirsi a fare bolle a grappoli con attrezzi di ogni tipo e scoprire quante scienze stanno dentro una bolla di sapone.

 

Inoltre vi segnaliamo l’iniziativa “Estate a Milano”: fino all’8 settembre non si paga il biglietto nei cinque musei civici di Milano: museo del Novecento, Museo Archeologico, Museo del Risorgimento, Museo di Storia Naturale e Museo del Castello Sforzesco. Se rimanete a Milano portate i vostri bambini, fategli imparare ad apprezzare l’arte e il bello fin da piccoli!