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Cosa si prova ad essere incinta? Ecco una simpatica trovata pubblicitaria per far provare ai papà il peso della pancia…e promuovere un libro!

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Tre papà, un mese, tre pance finte…ecco cosa si sono inventati Jason Bramley, Steve Hanson e Jonny Biggins.

Tutti e tre sono papà papa-1e scrittori sulla quarantina, che hanno pensato di indossare per un mese delle “Empathy Bellies”, ovvero delle tute dotate di pancia finta in vendita su internet, che hanno l’obiettivo quello di far provare a chiunque la sensazione della pancia materna, e che spesso vengono usate nei teatri per fingere una gravidanza.
Questi tre papà inizieranno il 15 marzo, giorno della festa della mamma in Inghilterra, e terra non questo peso per un mese. La decisione però non è fine a se stessa ma ha come obbiettivo la promozione del loro prossimo libro: “The book of mums” (Il libro delle mamme).

Se siete curiosi e volete sapere di più andate sul canale YouTube “Tboe Curator” e scoprirete come andrà a finire!

 

 

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Mamma&Lavoro? Accoppiata possibile!

Approdiamo oggi al portale Mamma & lavoro. Diretto da Patrizia Eremita con un folto staff, questo sito offre una visione ampia del mondo visto con gli occhi di una mamma. Non tutto quello che ci si trova e interamente condivisibile, come è normale, e ciò che colpisce è l’attenzione per la famiglia e la conciliazione dei due mondi, che a volte invece di accompagnare, sembra intrappolino la donna, schiacciandola tra due ruoli, quello di mamma e quello di professionista, che possono invece trovare una sinergia ordinata.
Abbiamo intervistato Patrizia chiedendole di aiutarci a comprendere cosa l’ha spinta a questo sforzo e come se lo immagina giorno dopo giorno.Da dove nasce l’idea del portale mammaelavoro.it?

Quando non ero ancora mamma e lavoravo intensamente con orari abbastanza “indecenti” non mi rendevo assolutamente conto di come sarebbe stato se avessi avuto una famiglia e dei figli e ammetto senza vergogna che ero piuttosto critica delle colleghe o amiche con figli… Poi sono diventata mamma io stessa e c’è stato un cambiamento forte e una presa di coscienza: “ma questa è una rivoluzione”! Tutto completamente cambiato, il tempo per se stessi, il tempo da dedicare al piccolo, la casa ecc. ecc.  E il lavoro!
Per curiosità un giorno durante il mio periodo di maternità sono andata a vedere cosa c’era sul web che parlasse del tema donne, lavoro e maternità e ho trovato ben poco. Da lì a poco ho pensato di parlarne io stessa ed è nato il sito mammaelavoro.it
 
A quale pubblico si rivolge e con quale scopo?
Mamma&Lavoro si rivolge alle donne e alle mamme senza alcuna distinzione di età e vuole essere un contenitore dove si trovano risposte utili in merito alla maternità, al lavoro, alla gestione dei bimbi e alla formazione. La formazione online per esempio è quella che più adatta alla Mamma che spesso fa fatica a trovare tempo per partecipare a corsi di formazione fuori casa. Si possono trovare anche spunti, idee raccontate da altre donne che hanno deciso di partire con un progetto imprenditoriale piccolo o grande…insomma, si trovano tante informazioni che ci auguriamo siano utili per le nostre lettrici.
In che modo la rete può aiutare le mamme a sviluppare una propria carriera?
La mamma moderna è un’utilizzatrice molto attenta di tutto quel che gira sulla rete e ha capito che internet può essere uno strumento molto utile e importante per fare rete e/o per lanciare un’idea di impresa. Ormai è molto chiaro: il web è il supporto più importante per amplificare qualsiasi cosa. Tante le donne che dopo l’esperienza della maternità ha scelto di provarci e alcune hanno raggiunto un grande risultato.
Molte donne ci raccontano la loro scelta e la loro esperienza ed è sempre affascinante ascoltare come hanno realizzato “il sogno nel cassetto”, grazie a un po’ di coraggio, molta tenacia e il supporto di internet.
Quali gli ostacoli maggiori che una mamma deve affrontare nel conciliare questi due mondi?
Molto spesso una mamma si ritrova davanti a un bivio quando finisce il periodo di congedo di maternità: famiglia/figli o lavoro ?
E questo getta molto spesso nello sconforto perché spesso non si vorrebbe essere costrette a scegliere. In Italia purtroppo i servizi a sostegno della famiglia e della maternità sono sempre meno e quelli che ci sono sono privati e hanno costi elevati. Sarebbe bello avere un sistema simile a quello della Francia o del Nord Europa ma non è così.
A questo aggiungiamo il fatto che il mondo del lavoro in Italia non è proprio mamma-friendly e ci si ritrova a dover fare orari impossibili (anche quando non serve!), a non poter ottenere orari di lavoro più flessibili (approccio  diffuso all’estero) o ancora meglio poter lavorare, quando possibile, da remoto. Ci vorrà ancora molto tempo per cambiare questa cultura, temo.
Che cosa serve o quali  leggi ad una giovane mamma per trovare la sua dimensione nel mondo del lavoro?
Innanzitutto vorrei non sentir più parlare di dimissioni in bianco (“privilegio” delle donne che in questo modo possono essere lasciate a casa facilmente), piuttosto che sgravi fiscali per quelle aziende che assumono lavoratrici e  a favore della conciliazione famiglia-lavoro attraverso un piano di sviluppo dei servizi all’infanzia (asili nido, bonus bebè, voucher per baby sitter e badanti) e agevolazioni per tutte quelle aziende che introdurranno il “welfare aziendale” che spesso aiuta enormemente le donne che si ritrovano a fare acrobazie per tenere a bada tutte le loro responsabilità tra bimbi, casa e lavoro.
Come promuovete il vostro portale? in che modo utilizzate i social media per aiutare voi e le vostre lettrici?
Devo ammettere che sono abbastanza amica del web quindi mi piace scoprire sempre la novità quando si parla di social media.
Mammaelavoro.it è presente anche su Linkedin, su Twitter, Youtube  e Facebook…..attivamente! 
Fate uso di molti video: come mai questa scelta? tecnicamente come fate a realizzare così tanti video?
Il video sta diventando uno dei media più utilizzati anche da chi naviga su internet e si informa. E questo sappiamo diventerà sempre più diffuso come strumento di comunicazione online. Youtube ne è un esempio. Abbiamo quindi scelto di portare anche i video sul sito e sul canale youtube. 
Il vostro portale è davvero ricco: rubriche per la famiglia, per la pedagogia, per i consigli spiccioli, per la formazione, per aiutare a trovare lavoro. Avete un osservatorio ampio sulla realtà italiana: come appare dal vostro punto di vista la famiglia oggi? di che cosa ha paura? che cosa vorrebbe?
Quel che vedo spesso la coppia oggi ha paura di diventare famiglia…proprio perché non ci sono certezze, precariato e servizi sociali che non aiutano le coppie a prendere più serenamente la decisione di avere 1 o più figli. Questo è un grande limite e un fallimento per la nostra società…
Molti giovani si appoggiano alle famiglie di origine per poter affrontare spese o cercare di portare avanti un progetto di vita che prevede anche l’avere dei figli.
Che cosa è il… Piano C?
Il Piano A è rientrare al lavoro dopo la maternità e accettare di rientrare in una modalità di lavoro che non tiene conto delle necessità del singolo, il Piano B è scegliere la famiglia e lasciare il lavoro per riuscire a tenere in piedi tutto…. il Piano C è il primo spazio di coworking pensato per le donne (e aperto anche ai papà con al seguito i bimbi), prima esperienza in Italia di spazio di lavoro nato per “cambiare il lavoro”. Piano C è la possibilità per le donne con bambini (libere professioniste e non) di avere a disposizione un luogo dove poter lavorare, avere la possibilità di incontrare altre professioniste e stabilire delle sinergie (perché no…), rompere l’isolamento del lavoro da casa e, grande plus, poter portare il proprio figlio che verrà accolto da educatrici professionali all’interno dell’area Cobaby. 

 

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Mamme contese tra famiglia e lavoro, leggete questo libro!

Libri libri e ancora libri. Si, siamo del partito “I libri fanno crescere” e ve lo abbiamo dimostrato nei post precedenti (qui e qui).

 

La regina dei baci, è il libro che vi proponiamo oggi. Sotto consiglio di una una mamma del web. (Elisa Artuso)

la regina dei baci

“Il libro (consigliatissimo!) parla di una regina che, già di prima mattina, liquida velocemente la propria bimba perchè troppo occupata: ha persone importanti da incontrare e tanto lavoro da fare. Spedisce così la piccola principessa alla ricerca della Regina dei Baci, che potrà tenerla impegnata per un po’. La bimba parte con il suo aereo e incontra molte regine, lungo il suo viaggio che dura tutto il giorno: la regina dei gatti, quella dei giochi, quella dei fiori…. Nel frattempo la Regina, mamma della bimba, inizia a sentirsi sola, ha nostalgia della sua piccola, che ad un tratto, quando scende la notte, si ricorda della sua mamma e torna a casa in fretta.

Il racconto, e anche le illustrazioni, sono dolcissime, un po’ tristi ma i bambini sanno sopportare un po’ di tristezza se c’è il lieto fine.” 

Qui trovate tutto il post.

Buona lettura!

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Il duro compito delle mamme tutto fare!

Pubblichiamo oggi un interessante e divertente articolo, a firma Lia Celi, tratto dal blog del Corriere della Sera “La ventisettesima ora”.
 
Scacchi, cruciverba, traduzione dal latino, Ruzzle, equazioni di vario grado, il braintraining del dottor Kawashima: innumerevoli e spesso patetiche sono le strategie con cui gli adulti tentano di arginare lo spappolamento del cervello, impresa quasi altrettanto disperata che frenare il tracollo di pancetta e zone limitrofe. Non si rendono conto che le uniche vere assicurazioni contro il rilassamento dei neuroni in età adulta sono quelle che viaggiano sui seggiolini posteriori delle monovolume.
Noi mamme invece lo sappiamo benissimo: avere figli piccoli significa vivere con tutti i lobi del cervello attivati contemporaneamente. Perché ogni giorno veniamo sottoposte dai pargoli a un’immane gragnuola di domande: 288 secondo uno studio inglese, con una media di 23 all’ora, una domanda in più delle 22 cui deve rispondere il premier David Cameron durante il question-time. Con la differenza che le domande per Cameron vertono presumibilmente su politica ed economia, mentre quelle dei bambini toccano anche storia, scienza, arte, filosofia e religione.
«Perché l’acqua è bagnata?»; «Perché il gatto non può parlare mentre io posso fare miao?»; «Perché i preti hanno la gonna?»; «Perché le mamme non hanno la barba?». Roba che, non dico Cameron, ma perfino Churchill avrebbe sospeso la seduta per manifesta incapacità. La signora Thatcher, invece avrebbe tenuto botta. Non in quanto Iron Lady, ma come madre di due figli, abituata quindi al continuo question-time domestico che, secondo la ricerca britannica, rende le genitrici più sveglie e mentalmente reattive non solo di un politico conservatore ma anche di concorrenti di quiz, insegnanti di scuole elementari e medie, medici e allenatori di calcio in conferenza stampa.
Nel Regno Unito il top dell’inquisitività, pare, sono le bimbe sui quattro anni (390 domande al giorno) i meno curiosi i ragazzini sui nove (con 144), già avviati a diventare come i loro padri, che quando sono a casa di domande non vogliono farne né sentirne, e se interpellati rispondono «chiedi alla mamma». Con l’età le richieste calano di numero ma crescono in difficoltà, mettendo in crisi l’82 per cento delle madri, che si vedono soppiantate da zia Wikipedia come fonte di sapere enciclopedico. La ricerca inglese non spiega se il 18 per cento di madri che tiene duro sia composto di pozzi di scienza, di smanettatrici più veloci dei figli a googlare Wikipedia o di clamorose facce toste che rispondono la prima cosa che gli viene in mente, pur di zittire le piccole pesti.
Nella mia esperienza di italiana conosco madri di tutti e quattro i tipi: le competenti ma non troppo, le onniscienti, le wikipediche e le taglia-corto. Le conosco perché, a seconda delle situazioni, sono io questo o quel tipo di madre. Onnisciente per la figlia di quinta elementare, che si stupisce sempre di come io e il suo sussidiario sappiamo le stesse cose; competente quanto basta per la figlia di seconda media; record-woman di ricerca su Wikipedia per far bella figura con la figlia di prima superiore (ma poi per essere credibile mi tocca ammettere che ho cercato su Wikipedia); sbrigativa e bluffatrice con il figlio di cinque anni. E per un motivo molto semplice, che spero mi varrà la comprensione delle lettrici: la sua quota giornaliera di domande verte per lo più su un solo argomento, e cioè il mio modo di guidare.
Anziché consultarmi sui temi cari a ogni bravo bambino inglese, tipo «perché il cielo è azzurro?» o «di che cosa è fatta l’ombra?» mi fa domande tipiche da marito italiano, tipo«Perché fai questa strada invece dell’altra, che è più corta? Perché non superi quel camioncino? Perché vai così forte? Sei in riserva, perché non fai benzina? Non vedi che hai parcheggiato storto?». E non serve nemmeno più zittirlo con la compilation dello Zecchino d’oro; apprezza di più le istruzioni del navigatore satellitare, che soddisfano la sua innata voglia di efficienza e lo fanno appisolare in pochi minuti.
Ho la fortuna di avere un partner non troppo fiducioso nella vastità della mia cultura — dico fortuna perché questo lo induce a rispondere lui ai figli su parecchi argomenti sui quali teme potrei dare risposte sballate, dalla storia del rock (non ne so mezza) al fumetto (è il suo mestiere, non il mio), da alcune fasi della politica dell’ultimo ventennio (su cui le nostre vedute non sempre coincidono) alla meccanica del motore a scoppio (per la quale provo un singolare disinteresse). Questo mi solleva da una buona fetta delle 288 domande quotidiane, e offre anche a lui una chance di usufruire del mio brain-training bambinesco. Meglio approfittarne.
Fra qualche anno la nostra palestra intellettuale chiuderà. Da un giorno all’altro l’unica domanda che ci porranno i nostri figli è «mi dai venti euro?» 288 volte al giorno. E sarà troppo tardi per imparare a giocare a scacchi.
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Non voglio vedere verde, piccoli suggerimenti per far mangiare le verdure e…fare beneficenza!

La copertina di ''Non voglio Vedere Verde'''

A quante mamme sarà capitato di dover affrontare i capricci dei propri bimbi che si rifiutano categoricamente di mangiare la verdura? Tante immagino! Ma non temete, una mamma, Giada Briziarelli, dopo l’ennesimo «non voglio vedere verde» che la sua terza figlia le diceva ha deciso di trovare una soluzione e, con quella furbizia che contraddistingue tutte le mamma, ha inventato delle ricette di piatti che contengono verdura, ma bella nascosta dagli occhi critici della figlia! Vedendo il successo di queste invenzioni culinarie ha deciso di donare queste sue ricette a tutte le mamme! Le ha raccolte in un libro, giustamente intitolato «Non voglio vedere verde».

La sua composizione è multipla, come i suoi scopi. Alleggerire l’ansia delle mamme di bimbi che odiano il colore Verde nel piatto, suggerendo loro ricette sane e complete di ortaggi, divertire i bambini attraverso disegni e fiabe ricche di buffe Verdure, e aiutare e far conoscere la Onlus Anticito, che si prodiga per il sostegno a mamme e bambini colpiti da Citomegalovirus in gravidanza.

Infatti Giada, che ha lottato contro il Citomegalovirus, ha deciso di scrivere e pubblicare questo divertente libro di ricette per aiutare le mamme in difficoltà su più fronti: far mangiare le verdure e far conoscere questo pericoloso virus a più mamme possibili, inoltre il ricavato andrà in buona parte devoluto all’Anticito, Onlus fondata e seguita da questa mamma e da suo marito Andrea Benetton.

Per acquistare questo libro e aiutare le mamme affette da questo virus, basta cliccare qui e troverete tutte le informazioni che possono servirvi!

L’autrice

Giada Briziarelli è avvocato, mamma di quattro bambini avuti dal matrimonio con Andrea Benetton. Insieme, nel 2009, hanno fondato Anticito Onlus, per la prevenzione, lo studio, la ricerca e la cura del Citomegalovirus.

La nascita dell’Associazione è frutto di una storia privata che hanno deciso di condividere con tanti genitori, che come loro, hanno incontrato questo “pericoloso e sconosciuto virus” durante l’attesa di un figlio. Questo libro “Non voglio vedere il verde” raccoglie le ricette di mamma Giada, disegni e i racconti di amici con lo scopo di far mangiare le odiate verdure ai più piccoli e aiutare anche a conoscere meglio questo minaccioso e sottovalutato virus.