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I 10 libri da regalare a un papà

Se siete ancora alle prese con un regalo per il papà per domani, questo è il post per voi!!

La festa del papà è ormai alle porte, e chi più chi meno stiamo cercando di trovare un regalo originale e che sia poco scontato (cravatte, buoni regalo, etc etc). Però siamo sempre qui: ai padri, e agli uomini in generale, è sempre problematico fare un regalo che sia diverso dall’anno prima, o dal Natale appena passato, e che piacca davvero e faccia sentire quanto bene vogliamo a chi ci ha cresciuto.

Ecco perchè oggi vogliamo cercare di darvi un piccolo aiuto: 10 libri divertenti, appassionanti e utili. Uno per ogni tipo di papà. (questa lista è originariamente proposta da Andrea Tognasca)

agassi1. Al papà sportivo:
Andre Agassi, Open. La mia storia (Einaudi) – Insomma chi si sarebbe aspettato che uno così bravo a maneggiare una racchetta da tennis sapesse fare altrettanto con la penna? Questa autobiografia sorprende a tal punto che presto ci si dimentica che sia il resoconto sincero e dettagliato della vita del campione. E ci si trova a leggere uno splendido libro d’iniziazione dallo stile sicuro e coinvolgente. A conti fatti sembra che uno dei tennisti più famosi al mondo odiasse questo sport anche per via di un padre che lo chiudeva a doppia mandata dentro il campo di terra rossa. Quindi se avete un papà sportivo (magari un po’ troppo) questo è il libro perfetto.

manuale2. Al papà imbranato:
Gianni Biondillo e Severino Colombo, Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo (Guanda) – E poi ci sono quelli che papà lo stanno per diventare. Sono quelli che vanno alla partita di calcetto del giovedì con la sensazione che sia l’ultima della loro vita. Quelli che urlano alla pancia della compagna nella speranza di essere sentiti. Quelli che aspettano ore per parcheggiare davanti a casa col pieno sempre fatto.  Questo libro è per loro, racconta le attese e soprattutto il destino prossimo venturo. I due autori hanno saputo giocare sul filo dell’ironia, e della comicità, per raccontare i contemporanei Pa3: i padri al cubo, che non si tirano indietro di fronte a un pannolino, a una visita dal pediatra o a una ninna nanna in piena notte. Una sorta di diario con intermezzi assortiti, ricco di esperienza vissuta. Una pacca sulla spalla per far coraggio.

3. Al papà pigro:

Ivan A. Gončaròv, Oblomov (Mondadori) – Ci sono papà totalmente dediti all’atrofia, oziosi oltre il consentito. Ecco il libro. Oblomov è l’eroe della pigrizia, il paladino degli apatici, insomma la passività fatta persona. L’affermazione del sé fatta per negazione in un succedersi di “non eventi” che la scrittura di Goncarov riesce a rendere commoventi e appassionanti facendo del romanzo uno dei capolavori della letteratura russa. Il protagonista vedrà sfilare la sua vita sotto gli occhi limitandosi a subirla per come viene. Papà, ne vale davvero la pena?

new4. Al papà curioso:
Will Eisner, New York  (Einaudi) – Ai papà dalla spiccata bulimia letteraria non si sa mai che romanzo regalare, nel timore di sentirsi dire “l’ho letto l’anno scorso”. Se volete regalargli un libro e sperare di stupirlo provate con Eisner. “Un fumetto?” dirà aprendo il pacchetto. “No, una graphic novel!” sarete pronti a rispondere voi. Raccolta di quattro celebri storie di uno degli indiscussi maestri del genere, in cui si disegnano solitudini, speranze e sogni di esseri umani sprofondati nelle strade della Grande Mela. Vite invisibili ma palpitanti, al pari dei disegni dal tratto realistico e incisivo capaci però di mostrare anche il non detto e il non disegnato. Pura poesia metropolitana che eleva, per stile di scrittura e abilità narrativa, il fumetto al podio di romanzo contemporaneo.

5. Al papà rockettaro:
Nick Hornby, Alta fedeltà (Guanda) – Ci sono papà che hanno la libreria piena soltanto di dischi. È la grande categoria dei padri ex rockettari, distinguibili per il disprezzo verso gli mp3 e il malinconico amore per il vinile. Si sentono orgogliosamente fuori moda e protagonisti di un’epoca musicale rivoluzionaria. Se già non l’hanno letto, si innamoreranno del libro più famoso di Nick Hornby. L’indimenticabile protagonista, i personaggi secondari da antologia, le situazioni spesso esilaranti. Le parole scritte da Hornby sono come le ciliegie, non si riesce a smettere. Ottimo anche per i papà affetti da sindrome di Peter Pan.

6. Al papà brontolone:
Arthur Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi (Adelphi) – Sovente ai papà vien dato dei “brontoloni”. Questo perché spesso lo sono. Bisbetici nelle discussioni con i figli, borbottoni peggio della proverbiale pentola di fagioli. Accettate la sfida: regalate questo trattatello scritto da qualcuno senz’altro a proprio agio nelle dispute verbali. Vero e proprio manuale dove si elencano trentotto stratagemmi, leciti e illeciti, per aver ragione sempre e comunque. Personalmente non mettevo Schopenhauer tra le persone più spiritose di cui avessi letto qualcosa, ma questo libro mi ha fatto ricredere. Un solo consiglio: leggetelo prima voi. Così da combattere ad armi pari e, cosa più importante, con un nuovo e inaspettato divertimento.

7. Al papà mangione:
Jonathan Safran Foer, Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (Guanda) – Se vostro padre quando si guarda allo specchio lo fa mettendosi di profilo, significa che medita su una possibile dieta. Salvo poi mettersi a tavola e divorare anche il tovagliolo. Ci vuole un intervento drastico, il libro di Foer lo è. Un viaggio dell’autore all’interno della produzione e dellìindustria alimentare. Ci insegna a riflettere su cosa abbiamo nel piatto, aiutandoci a mangiare meglio. Un modo per ridurre gli eccessi alimentari trascurando le diete a punti, e dando voce alla propria coscienza.

zen8. Al papà stressato:
Robert M. Pirsig, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (Adelphi) – Se invece il genitore vi sembra un po’ stressato (da cosa? da tutto?) forse val la pena concentrarsi sulle cure. Questo libro può essere un primo passo. Vi si racconta di un padre e di un figlio, in sella ad una moto attraversano gli Stati Uniti. Una storia on the road che si trasforma inevitabilmente in un viaggio interiore, alla riscoperta della qualità della vita. Un agile connubio tra romanzo e saggio filosofico. Si legge con spasso e si impadronisce del lettore. Invitandolo a spegnere il motore e riflettere su ciò che lo circonda.
9. A tutti gli altri papà:
Cormac McCarthy, La strada (Einaudi) – Nessuno di questi libri soddisfa le vostre esigenze? Allora regalate il libro di McCarthy come esplicita dichiarazione d’amore per il papà. In uno scenario postapocalittico, un padre e un figlio lottano per la sopravvivenza difendendosi dai rigori del clima e dai propri simili, ormai ridotti allo stato primitivo. La desolazione opprime sempre più i due protagonisti vagabondi in un mondo senza sole, ma il loro amore ancestrale potrà ridare speranza. Lo scrittore americano ormai ci ha abituati a storie senza compromessi. Tuttavia il libro sembra attraversato da una tenerezza inedita per Mc Carthy. Una potente allegoria per raccontare il rapporto padri-figli. Estremo e commovente.

bambina10. Al papà che non legge: 
Vien difficile regalare un libro a uno così. Sono sicuro che ci avete provato mille volte. Allora il mio consiglio è: regalategli un film. Arrendetevi ma fatelo con dignità: impacchettate E io mi gioco la bambina, interpretato da un immenso Walter Matthau. È la storia di un padre per forza, un allibratore a cui tocca occuparsi di una bambina lasciatagli come pegno da uno scommettitore. Sarà grazie a lei che il burbero scapolo troverà l’amore. Impareggiabili i duetti di Matthau con l’orfanella. Le sue camminate con al seguito la bimbetta che quasi da sole valgono il film: lui dinoccolato, lei piccola piccola, una perfetta alchimia comica.

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Cosa si prova ad essere incinta? Ecco una simpatica trovata pubblicitaria per far provare ai papà il peso della pancia…e promuovere un libro!

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Tre papà, un mese, tre pance finte…ecco cosa si sono inventati Jason Bramley, Steve Hanson e Jonny Biggins.

Tutti e tre sono papà papa-1e scrittori sulla quarantina, che hanno pensato di indossare per un mese delle “Empathy Bellies”, ovvero delle tute dotate di pancia finta in vendita su internet, che hanno l’obiettivo quello di far provare a chiunque la sensazione della pancia materna, e che spesso vengono usate nei teatri per fingere una gravidanza.
Questi tre papà inizieranno il 15 marzo, giorno della festa della mamma in Inghilterra, e terra non questo peso per un mese. La decisione però non è fine a se stessa ma ha come obbiettivo la promozione del loro prossimo libro: “The book of mums” (Il libro delle mamme).

Se siete curiosi e volete sapere di più andate sul canale YouTube “Tboe Curator” e scoprirete come andrà a finire!

 

 

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Quando il dolore porta riflessione

Per il post di oggi, abbiamo voluto toccare un argomento più serio, più profondo e che a nostro parere aiuta tutti a riflettere.

Martedì, il 18 giugno, sul Corriere della Sera è stata pubblicata una lettera che ha scritto un papà. Un papà che nel 2011 dimenticò la figlia in auto. Non vogliamo presentarvi casi drammatici che facciano riflettere sul fatto in sè. Episodi simili ne capitano pochi, anche se sono sempre troppi, vogliamo infatti proporvi un pezzo di questa lettera, un paio di frasi cariche di senso che possono aiutare tutti i genitori a vivere la genitorialità non come un incarico ma come una gioia.

“Ma credo anche che in quello che mi è successo ci sia un difetto del vivere moderno. Questo continuo correre, questo senso del dovere esagerato, questo fare più cose assieme e dover sempre dimostrare di essere all’altezza… centomila obiettivi, risultati da raggiungere, e così ti perdi l’importanza delle cose reali. Finisce che lo spazio per portare tua figlia all’asilo lo ricavi, non è che costruisci il resto su quello spazio. E però se la società ci dice che dobbiamo correre ci deve dare anche la sicurezza per farlo. I sistemi di allarme sulle auto per non dimenticare mai più un bambino sono una possibilità, le scuole e gli asili che chiamano a casa se non vedono arrivare il piccolo sono un’altra possibilità. A questo punto qualcosa deve essere fatto.”

 

Abbiamo ritenuto che queste frasi fossero importanti per tutti, e mostrano come dal dramma possa uscire, oltre all’infinito dolore, riflessione e ripensamento della vita.

Per chi volesse leggere la lettera completa la può trovare qui.

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Con che progetto educativo e che metodo questo asilo mi aiuta nel crescere il mio bambino?

Carissime mamme e papà, nel post precedente abbiamo elencato quelli che pensiamo siano le accortezze da avere quando si sceglie un nido in merito all’ambiente. Oggi invece ci concentriamo sul metodo e sul progetto educativo, cercando di darvi consigli per capire qual è il nido adatto a voi e alla vostre esigenze.

Innanzitutto bisogna che vi chiediate qual è il metodo educativo che il nido in questione segue, Ce l’ha? E’ chiaro? Che obiettivi si prefigge? Il vostro bambino non deve solo passare del tempo al nido, deve divertirsi e nel  frattempo crescere. Il nido è un ulteriore modo che il vostro bambino ha di imparare cosa accade nel mondo, non è un parcheggio dotato di piscina con le palline per intrattenere i bimbi una mezz’ora. Dopo aver individuato il programma seguito dal nido dovete chiedervi se risponde ai vostri valori e alle vostre idee.

La giornata come è strutturata? Sono proposte delle attività e vengono prefissate dalle educatrici in modo da farvi capire come si svolgerà la giornata e in modo da creare delle routine per i bimbi? I bambini sono molto legati alle routine, non hanno il senso del tempo come ce lo abbiamo noi adulti, ma ragionano in sequenza: dopo la pappa c’è la nanna, prima della pappa ci sediamo al tavolo e coloriamo etc.

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Quali attività vengono svolte? E’ infatti molto importante che vengano svolte sia attività di gioco libero, per stimolare la fantasia del bambino, per dare sfogo alla sua voglia di fare e per permettergli di esplorare il mondo. Devono però esserci anche delle attività strutturate, che possono essere giochi tutti insieme, attività al tavolo o attività di vario tipo.

Importante è anche capire se e come sono previsti degli incontri tra educatrici e genitori: capire quanti e che funzione svolgono all’interno del rapporto educatrice bambino. Sono incontri in cui è presente anche una psicologa? Sono incontri in cui l’educatrice racconta la giornata del bambino? Possono essere richiesti dal genitore o il numero è stabilito e fisso?

 

Tutte queste domande vi aiuteranno a capire se il nido in cui volete iscrivere vostro figlio è quello giusto per voi!

 

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Intervista ad un papà già “inserito”!

Ieri abbiamo sentito la voce di una mamma , oggi sarà un papà a parlarci della sua esperienza con l’inserimento del figlio.  Più stringato, come sono tutti gli uomini, ma i consigli sono molto utili e ci offrono la visione maschile di questo momento particolare che vive una genitore.

Come ha vissuto l’esperienza dell’inserimento del suo bimbo al nido?

Con emozione e con un po’ di timore.

Quali erano i timori dei primi giorni ?

Principalmente ero preoccupato che si potesse sentire spaesato in un ambiente nuovo, ma mi ha rasserenato molto il fatto che il bambino non aveva problemi a restare al nido, giocava e si trovava a suo agio con compagni e maestre.

Durante il periodo di inserimento al nido il suo bambino a casa come si comportava?

E’ rimasto tranquillo, non ha avuto cambiamenti di umore ne di atteggiamento.

Da cosa ha capito che ormai il suo bimbo era ben inserito?

L’ho capito perchè al momento di entrare in aula andava subito dalle maestre o a cercare i suoi giochi preferiti, lo vedevo felice e sereno, ero sereno anche io.

Avete  adottato delle “tattiche” lei e sua moglie, che vi sono state d’aiuto e che volete suggerire ad altri genitori?

Parlavamo del nido al bambino, gli facevamo domande e gli raccontavamo quello che sapevamo noi che era successo al nido, episodi divertenti raccontati dalla maestra, o da chi andava a prenderlo, in modo che lo sentisse come un posto conosciuto. Per esempio: “Hai detto alla mamma che oggi al nido hai dipinto l’albero con le mani e poi avete incollato tutte le foglie? Mi ha detto la maestra che oggi avete letto insieme un libro nuovo, ti è piaciuto?”

Quali consigli potrebbe dare ai genitori che si stanno approcciando a questo momento?

Non lasciatevi prendere dall’ ansia, il bambino percepisce il vostro disagio e non lo aiuta. Alla fine dei 2 anni posso solo confermare che il nido sia la soluzione migliore per il bambino visti i tanti stimoli che riceve.

Cosa è stato fatto bene dalle educatrici e in cosa avrebbero potuto migliorarsi?

Una cosa che ho apprezzato molto è il fatto che sono riuscite a farci sentire tranquilli anche nelle giornate di crisi del bambino.